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M5S: il ‘patto di Bibbona’, Grillo e Conte frenano su addio Casaleggio, ‘non va esautorato’

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Roma, 8 mar. (Adnkronos) – Il sistema di scatole cinesi delle varie associazioni M5S susseguitesi negli anni, la questione degli ‘espulsi’ e la possibilità di reintegrare gli ‘anti-draghiani’, il nuovo simbolo e il rapporto complesso con Rousseau, l’organigramma del Movimento che verrà, i cavilli legali e i guai in Tribunale. Ieri sono stati tanti, tantissimi, i temi trattati da Beppe Grillo e Giuseppe Conte nel corso dell’incontro a Marina di Bibbona: location villa Corallina, splendida residenza al mare del fondatore e garante del Movimento. Bocche cucite nell’entourage dei due, ma qualcosa filtra sull’incontro di ieri. A partire dal legame con l’associazione Rousseau, uno dei nodi più complessi da sbrogliare, con i parlamentari sul piede di guerra, pronti al divorzio con Davide Casaleggio e la piattaforma che regola il voto della base.

Questa settimana dovrebbe essere normato il rapporto tra M5S e Rousseau, ma, a quanto apprende l’Adnkronos da autorevoli fonti, Grillo e Conte concorderebbero sulla scelta di “non esautorare” Casaleggio. Limitandosi a fissare dei paletti ben chiari sulla possibilità d’azione. Contatti chiarificatori ci sarebbero stati, nelle ultime ore, anche tra Grillo e il presidente dell’associazione Rousseau, la direzione, o quanto meno la volontà, è quella di ricomporre la frattura, resa ancor più scomposta dall’annuncio dell’iniziativa di Milano di lanciare il Manifesto ControVento, vista da molti come l’addio di Casaleggio al Movimento. E anche in questa direzione va letto il post di oggi dell’associazione Rousseau, in cui si aggiusta il tiro spiegando che il Manifesto intende solo fissare una cornice di valori, definendo una sorta di codice etico e nulla più.

Confermata, poi, la volontà di superare la governance a 5 sancita col voto della base. Grillo non vuol saperne e Conte è sostanzialmente d’accordo con lui. L’idea è di una ‘segreteria’ leggera, di cui l’ex premier terrà saldamente il timone decidendone per giunta anche la composizione. Tenendo conto, però, anche del ‘rumoreggiare’ della base: ecco perché un ruolo potrebbe essere affidato alla sindaca di Roma Virginia Raggi, che -fuori Alessandro Di Battista che si è ‘autoescluso’- resta quella che sembra godere del maggior seguito tra gli attivisti nonché della fiducia di Grillo. Per giunta la prima cittadina, a quanto risulta all’Adnkronos, era pronta a scendere in campo per il collegio direttivo, calando a sorpresa la carta della candidatura.

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