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L’oncologo: “Car T ancora non accessibili a tutti i pazienti candidabili”

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Roma, 26 mag. (Adnkronos Salute) – Le terapie Car T rappresentano oggi una speranza reale di cura per pazienti con alcune malattie ematologiche senza altre possibilità terapeutiche. “Ma oggi i pazienti che hanno potuto usufruire di questa possibilità sono meno dei potenziali candidati. E i motivi sono diversi. Innegabilmente la pandemia Covid ha peggiorato la situazione. Ma il problema c’era già prima. Ed è soprattutto di natura organizzativa e informativa”. Lo ha spiegato Armando Santoro, direttore del Cancer Center di Humanitas Clinical and Research Center di Milano, nel corso della conferenza web, organizzata in occasione della terza edizione della Milano Digital Week, per la presentazione di un progetto di telemedicina applicato alle Car- t e realizzato da Novartis in collaborazione con Welcomedicine

“Il numero teorico dei potenziali pazienti candidati alle Car T in Italia, e mi riferisco ai pazienti che attualmente possono essere tecnicamente trattati con quelle Car T che hanno una regolare autorizzazione e quindi possono essere prescritte – riferisce l’oncologo – sono circa 500 per i casi per i linfomi non Hodgkin (nei giovani adulti che non hanno risposto ad altre cure) e 30 per i casi di con leucemia linfoblastica già trattata. La mia sensazione è che, fino ad oggi, sono nettamente meno i pazienti indirizzati a queste terapie”.

Una delle ragioni è che “i centri abilitati sono pochi. Sicuramente aumenteranno nei prossimi anni ma sono al momento meno di 10, localizzati soprattutto al Nord. Occorrerebbe creare una rete adeguata, e servirebbe che i potenziali candidati venissero indirizzati verso i centri attivi. Ciò non avviene regolarmente”. E così, spiega Santoro, “i pazienti che potrebbero beneficiare di trattamenti con le Car T non riescono ad ottenerle nei fatti per problemi organizzativi, di difficoltà logistiche e di una insufficiente informazione capillare”, conclude Santoro, secondo il quale sarebbe utile “una puntuale campagna di informazione”.

Ma anche le “piattaforme digitali possono essere fondamentali. E’ il momento di creare una rete per controllare meglio, anche a distanza, la possibilità dei singoli pazienti di utilizzare la terapia. E, allo stesso tempo, evitare spostamenti ai pazienti non candidabili. Per tutte le terapie innovative le piattaforme informatiche – sostiene – sono una soluzione per alcuni problemi, soprattutto per i malati. Credo che ci consentiranno di recuperare tanti pazienti che non riescono ad accedere per mancanza di giuste informazioni”, conclude.

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