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Livatino: Bindi, ‘sua beatificazione segno di speranza per chi crede in giustizia’

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Roma, 9 mag. (Adnkronos) – “La beatificazione del giudice Rosario Livatino è un segno di speranza per tutti gli italiani che credono nella giustizia”. Lo afferma l’ex parlamentare del Pd e presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi. “Tutto nell’esperienza umana del giovane Livatino -aggiunge- parla di un impegno coerente, infaticabile e rigoroso nel perseguimento della verità e della giustizia. Impegno sorretto dalla sua fede, limpida e profonda, testimoniata nella sua vocazione di magistrato incorruttibile e di esemplare servitore della Costituzione”.

“Livatino è stato un coraggioso giudice antimafia in anni in cui non esisteva una legislazione nè un sistema di contrasto efficaci, in una Sicilia in cui il potere mafioso si esercitava con feroce arroganza, sicuro dell’impunità garantita dal silenzio omertoso di tanti e da complicità insospettabili. Il suo martirio ha segnato la storia dell’antimafia: Pietro Nava, che assiste all’assassinio quella mattina del 21 settembre 1990, denuncia il fatto e diventa il primo testimone di giustizia; Giovanni Paolo II, tre anni dopo nella Piana di Agrigento, pronuncia il primo anatema contro le mafie. Dopo di lui la Chiesa ha avuto altri uomini di fede assassinati dalla criminalità organizzata, don Pino Puglisi e don Peppe Diana, preti che come Livatino sono stati uccisi ‘in odio alla fede’”.

“La beatificazione di oggi -conclude Bindi- chiarisce una volta di più, la predicazione di Papa Francesco dopo la scomunica ai mafiosi: l’inconciliabilità tra vita cristiana e appartenenza alle mafie, la radicale distanza tra mafia e Vangelo che come insegna Livatino è la stessa distanza che c’è tra mafia e Costituzione”.

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