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Libia: tra polemiche e attese, Mazara accoglie i pescatori al suono delle sirene/Adnkronos

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Mazara del Vallo (Trapani), 19 dic. (Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – Nel sacchetto di un negozio di abbigliamento è già pronto il ricambio da fare indossare domani mattina al marito Giacomo al suo arrivo a Mazara del Vallo. “Da tre mesi indossano le stesse cose, almeno potranno scendere con i vestiti puliti…”, dice con un soffio di voce Marika Calandrino, 26 anni, la moglie di Gaspare Giacalone, uno dei 18 pescatori che domani faranno ritorno a casa dopo 108 giorni di prigionia in Libia. E’ tutto pronto qui, in questo lembo di terra, per l’accoglienza dei marittimi. “Non stiamo nella pelle – dice Cristina Amabilino, la moglie di un altro pescatore, Bernardo Salvo – ho già pronto un bellissimo striscione che appenderò sul balcone in attesa che arrivi”. Tutta la città è in trepida attesa.

I pescatori al porto sorridono e sono felici per il ritorno dei 18 colleghi. “Era ora”, sussurra con la voce rauca e gli occhi stanchi Vito, vecchio marinaio che sistema la rete della pesca al porto nuovo. Lo striscione ‘Bentornati a casa’ con la bandiera italiana è già esposto nella sala consiliare del Comune di Mazara, scelto come quartier generale da quel primo di settembre scorso, quando i due pescherecci, ‘Medinea’ e ‘Antartide’, sono stati portati fino a Bengasi, altri due pescherecci ‘Natalino’ e ‘Anna Madre’ sono riusciti a scappare. Anche se i comandanti, Bernardo Salvo e Gaspare Giacalone, come spiegano le mogli sono stati pestati a sangue per ‘punizione’. A raccontarlo è Marika. Che ancora oggi si emoziona. Gli occhi azzurri si velano di tristezza quando ricorda: “Il giorno del sequestro mio marito è stato picchiato. L’ho capito quando ho visto una sua foto, pochi giorno dopo il sequestro dei pescherecci, e aveva un occhio gonfio e una parte del viso arrossata. Conosco mio marito e ho capito subito che ha subito violenze… E’ stato pestato a sangue”.

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