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La ‘svolta’ per Israele e Gaza, cosa accade dopo l’accordo

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(Adnkronos) – Le cancellerie hanno accolto all'unanimità con favore l'accordo tra Israele e Hamas sulla "prima fase" del piano di Donald Trump in 20 punti per la "fine del conflitto a Gaza". Sono passati più di due anni dalla strage del 7 ottobre 2023 in Israele e dall'inizio, in risposta, delle operazioni militari israeliane che da allora hanno martellato la Striscia di Gaza finita nel 2007 in mano a Hamas. Per molti, dopo tre giorni di contatti intensi in Egitto, è finalmente arrivata una "svolta", ma c'è cauto ottimismo. Saranno ore e giorni intensi per la diplomazia. Trump è atteso nella regione, in Egitto e Israele. L'accordo è sulla cosiddetta "prima fase" del piano Trump. Il testo sulla "prima fase" del piano è stato firmato stamani in Egitto, secondo Tal Heinrich, una portavoce dell'ufficio del premier israeliano citata dal giornale israeliano Haaretz, senza precisare chi abbia firmato il documento. Dovrebbe prevedere il rilascio degli ostaggi (48 sono nella Striscia e si ritiene solo 20 siano vivi), l'inizio del ritiro graduale delle forze israeliane dalla Striscia e la liberazione di detenuti palestinesi. Secondo Trump, probabilmente gli ostaggi israeliani verranno rilasciati "lunedì". Gli ostaggi vivi saranno liberi probabilmente domenica, stando a un funzionario citato da New York Times.  Secondo tre fonti israeliane sentite dalla Cnn, Hamas potrebbe non sapere dove si trovino i resti degli ostaggi deceduti o non essere in grado di recuperarli. Dalle fila di Hamas, il portavoce Hazem Qassem ha detto alla tv satellitare al-Jazeera che "se le condizioni sul campo lo permetteranno" gli ostaggi "potranno essere rilasciati tutti insieme" e ha confermato che il gruppo ha "informato i mediatori delle difficoltà legate alla consegna dei corpi dei defunti". Il sito di notizie israeliano Ynet ha scritto di una 'task force internazionale', con la partecipazione di Israele, Usa, Egitto, Qatar e Turchia, che dovrebbe collaborare a localizzare i corpi degli ostaggi deceduti nella Striscia. Sul punto dei detenuti palestinesi che dovrebbero essere scarcerati in cambio della liberazione degli ostaggi, resta da chiarire se tra coloro che verranno liberati ci saranno i 'big' Marwan Barghouti e Ahmed Saadat. Non sarà così secondo una fonte citata dalla Cnn. Non ci sarà Barghouthi stando alla portavoce dell'ufficio del premier israeliano. Mentre fonti coinvolte nei negoziati hanno detto ad al-Arabiy al-Jadeed, giornale del Qatar, che Israele ha accettato di scarcerare Barghouti, Saadat e anche altri esponenti di Hamas.  Alla rete americana una fonte israeliana ha precisato che "le squadre" di negoziatori "stanno lavorando sull'elenco dei prigionieri palestinesi che dovrebbero essere rilasciati" e "la questione non è risolta". Hamas, ha detto la fonte, "chiede il rilascio di prigionieri per i quali Israele non ha dato il via libera". Indiscrezioni a parte, non ci sono certezze sui tempi. Il piano Trump prevede lo scambio tra ostaggi in mano a Hamas e altri gruppi della Striscia e 250 prigionieri detenuti da Israele e condannati all'ergastolo e 1.700 gazawi arrestati dopo il 7 ottobre 2023. A ore si riunirà il governo israeliano. Secondo quanto confermato al Times of Israel dall'ufficio del premier il cessate il fuoco potrà iniziare solo dopo la ratifica dell'accordo da parte del governo, il cui voto è atteso per le 17 ora italiana. Stando alla portavoce dell'ufficio del premier israeliano, l'annunciato accordo prevede un arco di 24 ore dalla riunione del governo prima che il cessate il fuoco entri in vigore. Se arriverà il via libera dei ministri, una volta entrato in vigore il cessate il fuoco, entro 24 ore, le forze israeliane dovrebbero concludere la prima fase del ritiro parziale delle truppe, spiega la Cbs a cui un ufficiale ha spiegato che questo ritiro dovrebbe includere Gaza City.  Secondo l'ufficiale israeliano, le 72 ore concesse a Hamas per rilasciare i restanti ostaggi scatteranno una volta completato l'iniziale ritiro delle forze israeliane. Secondo la portavoce dell'ufficio del premier israeliano, il conteggio delle 72 ore inizierà dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco e dopo il rilascio degli ostaggi i militari israeliani manterranno il controllo di circa il 53% della Striscia di Gaza. Tra quello che è stato annunciato come concordato e i prossimi passi ci sono ancora, secondo la Cnn, molti dettagli spinosi che non sono stati affrontati e che potrebbero richiedere ancora diversi round di negoziati. Tra i nodi ci sono il disarmo di Hamas e il governo a Gaza nel dopoguerra. Il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, parlando con al-Jazeera, ha sostenuto che la questione del disarmo non è stata affrontata nei colloqui a Sharm el Sheikh. "Con i mediatori" si parla, secondo Hazem Qassem, di "diverse opzioni per il cessate il fuoco, ma non sulla base della consegna delle armi". E ha aggiunto: "L'arma della resistenza è legittima per difendere il nostro popolo e garantire l'indipendenza della decisione palestinese".  Hamas, ha poi aggiunto, "non ha obiezioni a trovare una formula per gestire la lotta nazionale palestinese". Nessuna delle parti coinvolte nei colloqui, evidenzia il New York Times, ha di fatto detto quando entrerà in vigore l'accordo, quando verranno rilasciati gli ostaggi o quando arriveranno gli aiuti per i gazawi mentre nella Striscia si consuma una crisi umanitaria denunciata da più voci. 
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