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Kung: il teologo ribelle che contestò l’infallibilità papale/ Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – Pur privato della cattedra di teologia dogmatica presso la Facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Tubinga, dove era professore dal 1960, e del titolo di teologo cattolico, Küng continuò comunque ad essere sacerdote cattolico e ad insegnare presso l’Istituto per la ricerca ecumenica, da lui stesso fondato presso l’ateneo tedesco. Quella contro il teologo svizzero fu prima condanna del pontificato di Giovanni Paolo II, assumendo un valore simbolico e dalla vasta eco mediatica perché rivolta ad uno dei più autorevoli protagonisti del Concilio Vaticano II, tanto che diversi settori della Chiesa cominciarono a parlare di clima di restaurazione.

Nato a Sursee, in Svizzera, il 19 marzo 1928, Hans Küng dopo gli studi liceali a Lucerna venne ammesso al Pontificium Collegium Germanicum di Roma e studiò filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote a Roma nel 1954, conseguì il dottorato in teologia all’Istituto Cattolico di Parigi. A soli 32 anni nel 1960 fu nominato professore ordinario presso la Facoltà di Teologia cattolica all’Università di Tubinga dove si mise subito in mostra, tanto che nel 1962, nominato da papa Giovanni XXIII, partecipò al Concilio Vaticano II in qualità di esperto.

Fu allora che si instaurò un rapporto di amicizia e collaborazione con un altro teologo di lingua tedesca in grande ascesa, Joseph Ratzinger: il futuro papa Benedetto XVI prese parte al Concilio come teologo consigliere dell’arcivescovo di Colonia. Tornato a Tubinga, Küng invitò l’università ad assumere Ratzinger come professore di teologia dogmatica. La collaborazione tra i due teologi – che nel frattempo avevano dato vita insieme alla rivista internazionale “Concilium” – terminò nel 1969, in maniera brusca, a seguito delle manifestazioni studentesche che colpirono profondamente Ratzinger, spingendolo a trasferirsi all’Università di Ratisbona.

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