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**Imprese: Ventoruzzo (Bocconi), ‘lista cda strumento utile, consiglieri più autonomi dai soci’**

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Milano, 10 set. (Adnkronos) – Le liste per il rinnovo dei consigli di amministrazione presentate dai consigli uscenti “possono in certi casi creare un timore di autoreferenzialità, ma credo che siano uno strumento utile e da incoraggiare, almeno in certe situazioni”. E’ il giudizio di Marco Ventoruzzo, professore di Diritto commerciale e direttore del Dipartimento di Studi giuridici ‘Angelo Sraffa’ dell’Università Bocconi, contattato dall’Adnkronos. In Italia sono circa quaranta le società quotate i cui statuti legittimano il consiglio uscente a presentare una propria lista per il rinnovo del board. E tra queste una decina si sono effettivamente avvalse di questa facoltà. Si tratta di società di dimensioni rilevanti, spesso appartenenti al settore finanziario e in diversi casi caratterizzate da azionariato relativamente diffuso, fra cui Prysmian, Mediobanca, Unicredit e Generali.

La lista del cda, spiega Ventoruzzo, “come tutti gli strumenti può essere utile oppure può usato in malo modo”. In ogni caso è uno strumento “adatto alle situazioni di azionariato disperso, ma non solo”. In particolare dà la possibilità al consiglio di “fare una sintesi e una sua proposta di candidati sui quali poi i soci possono convergere”. Quando c’è un azionariato più concentrato, invece, emergono criticità più delicate, “messe anche in evidenza dalla Consob”.

In primo luogo, sottolinea il professore della Bocconi, questo strumento “può creare un po’ di incertezza nei rapporti che esistono fra la lista del consiglio e quella di un socio di maggioranza relativa”. Ma per risolvere possibili confusioni “la lista del consiglio, ad esempio, può essere costruita con il contributo determinante degli amministratori indipendenti o quelli nominati dalle minoranze in precedenti elezioni”.

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