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Il Ventennio raccontato dalla Regione, è polemica in Sicilia

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Palermo, 24 ago. (Adnkronos) – Oggetti di arredo, ma anche abiti d’epoca e accessori appartenenti a collezionisti, scenografie dei teatri, auto d’epoca. E ancora, foto storiche di Eugenio Bronzetti e Dante Cappellani, con scene di società, di bimbi in ospedale, di donne con tubercolosi nei sanatori. Sono soltanto alcuni degli oggetti che saranno esposti, a partire dal prossimo 15 settembre, e fino al 30 novembre, all’Albergo delle Povere di Palermo nella mostra “La Città Aurea: Architettura e Urbanistica negli Anni Trenta in Sicilia”, organizzata dalla Regione siciliana. Ma per il regista e scrittore Moni Ovadia “l’importante è non riabilitare il Ventennio fascista”.

Gli oggetti saranno esposti su una superficie di oltre 500 metri, in sei sale lunghe 25 metri e larghe otto metri. La mostra è dedicata alla “grande stagione dell’architettura razionalista, nella specifica e pregevole declinazione siciliana relativamente al periodo compreso tra la fine degli Anni Venti e i primi Quaranta”, come si legge nel documento inviato ai collezionisti per la cessione temporanea dei loro oggetti, tra cui, come apprende l’Adnkronos, una Moto Guzzi GTC cc500 del 1937, una Rudge 350TT del 1934 e una Fiat 508 CS Spieder sport ‘Coppa d’oro’ del 1934. Una parte della mostra sarà occupata dai borghi rurali nati proprio nel periodo fascista. La mostra fa parte di un progetto di ricerca avviato dalla presidenza della Regione Siciliana e dall’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana e “intende ricostruire e approfondire il tema delle trasformazioni avvenute nel tessuto urbanistico ed architettonico della Sicilia nel periodo tra le due guerre”.

“Facciano tutte le mostre che vogliono, ma il problema è che il giudizio sul fascismo è tombale, non c’è niente da riabilitare”, dice Moni Ovadia all’Adnkronos. “In quel periodo hanno operato pittori e scultori di grandissimo rilievo, ma non sarà stato certo merito del fascismo”. E dice che in Italia c’è “un clima che prosegue un’ambiguità idiota su ‘Mussolini che ha fatto cose buone’, ma ricordiamoci che Mussolini è stato una peste bubbonica. Il fascismo da un punto di vista etico è stato una catastrofe”.

Mentre il docente universitario Giovanni Ruffino, linguista e glottologo, ritiene che “fare la mostra adesso, a poche settimane dalle elezioni, “sia “fuori luogo”. “La rottura con l’eredità fascista deve essere netta e totale – aggiunge poi Moni Ovadia – che poi in quel periodo ci siano stati artisti è un altro discorso, l’umanità va avanti. Se dico che Leni Riefenstahl è stata una grande documentarista non devo riabilitare il nazismo, ci fa un danno enorme”.

Quella di metà settembre, cioè appena dieci giorni prima del voto, è la nona e ultima tappa del ciclo di mostre organizzate dalla Presidenza della Regione in tutte le province siciliane. L’ultima, la scorsa primavera a Siracusa. “Questa mostra – aveva sottolineato il presidente Musumeci all’inaugurazione- è un invito all’approfondimento, allo studio, alla conoscenza della nostra storia, rivolto soprattutto ai più giovani. Un’occasione per riflettere sul passato recente che ha visto protagonisti i nostri padri e i nostri nonni, lontani da ogni faziosità. Prendendo lo spunto da uno stile, il razionalismo, che ha segnato per diversi decenni la storia della urbanistica e dell’architettura non soltanto in Sicilia e ha innestato un’economia keynesiana, con grandi investimenti di denaro pubblico, per realizzare infrastrutture e generare possibilità di lavoro. La mostra ha avuto un inaspettato successo in tutte le province in cui è stata allestita, non poteva mancare Siracusa dove l’impegno dell’efficientismo statale è stato particolarmente intenso negli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Costruiremo un momento di riflessione anche per i ragazzi delle scuole”.

La rassegna documentaria itinerante, promossa dalla Presidenza della Regione e dall’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, è partita da Catania alla fine del 2019 e si concluderà proprio a Palermo, a settembre, dopo avere toccato tutte le province dell’Isola. Il progetto, come spiegava di recente la Regione, “intende approfondire il tema delle trasformazioni nel tessuto urbanistico ed architettonico della Sicilia nel periodo tra le due guerre”. “L’iniziativa affronta il tema del razionalismo in architettura e delle nuove correnti che animarono l’Isola in quell’epoca”. Nella mostra, costata solo a Palermo 150mila euro, vengono documentate la produzione architettonica e le scelte urbanistiche del periodo nelle sue diverse espressioni: dall’architettura scolastica a quella sportiva, dall’edilizia sanitaria a quella privata e popolare.