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Il giallo delle intercettazioni dell’ex pentito Scarantino

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Caltanissetta, 23 apr. (Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – A quasi 30 anni di distanza restano un giallo le intercettazioni di Vincenzo Scarantino, il falso pentito che con le sue dichiarazioni fece condannare per la strage di via D’Amelio degli innocenti. A parlare nel processo sul depistaggio sulle indagini di via D’Amelio di Caltanissetta delle “telefonate mute” o di quelle “non registrate” e delle “forti anomalie” di quelle registrazioni è una poliziotta che faceva parte del gruppo investigativo ‘Falcone e Borsellino’. “Nei brogliacci contenenti le intercettazioni” dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, dopo la strage di Via D’Amelio, “c’erano delle anomalie”. “Non so se si trattava di problemi di linea, ma c’era qualcosa che non andava. Forse anomalie di funzionamento…”, rivela la sovrintendente della Polizia di Stato Carmela Sammataro, che dal 14 al 24 gennaio 1995 fu trasferita a San Bartolomeo al Mare (Imperia) per “assistere Scarantino e la sua famiglia”. La poliziotta risponde alle domande dell’avvocato Giuseppe Panepinto, legale di Mario Bo, il funzionario di Polizia imputato con altri due colleghi poliziotti, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, per concorso in calunnia aggravata a Cosa nostra. Secondo l’accusa, i tre poliziotti sotto processo avrebbero indotto, con le minacce e le pressioni, l’ex pentito Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni.

In un’altra udienza, il 18 ottobre 2019, un altro poliziotto, l’ispettore Giampiero Valenti, parlò invece di intercettazioni “che venivano interrotte”. E fece anche nomi e cognomi. “Mi ordinarono di interrompere la registrazione di Scarantino perché il collaboratore doveva parlare con i magistrati”, disse Valenti in aula. All’inizio del 1995, l’ex picciotto della Guadagna di Palermo era sotto intercettazione. Quelle telefonate intercettate sono state scoperte solo due anni fa in un archivio del palazzo di giustizia di Caltanissetta. “Fu il collega Di Ganci, mio superiore, a dirmi che dovevamo staccare l’apparecchio. Quando poi smise di parlare coi magistrati, mi disse di riavviare”, rivelò a sorpresa, in aula, Valenti. La Procura di Messina aveva iscritto nel registro degli indagati i due magistrati che indagarono sulla strage di Via D’Amelio, Carmelo Petralia e Annamaria Palma, accusati di calunnia aggravata in concorso. Ma di recente le loro posizioni sono state archiviate.

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