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Grillo, legale indagato: “Sono innocenti, Bongiorno porti pure il video”

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(Adnkronos) – “L’avvocato Bongiorno lo porti quel video, faccia quello che crede. Io avrei qualche perplessità, ma è inutile discuterne al di fuori dall’udienza…”. A parlare con l’Adnkronos è l’avvocato Gennaro Velle, che con i colleghi Barbara e Romano Raimondo assiste Francesco Corsiglia, uno dei quattro ragazzi indagati insieme al figlio di Beppe Grillo, Ciro, per il presunto stupro sulla giovane italo-svedese.

Velle replica così, a distanza, all’avvocato Giulia Bongiorno, che assiste la giovane donna che ha denunciato i quattro ragazzi per una presunta violenza sessuale. La legale oggi ha annunciato che ha intenzione di portare il video di Beppe Grillo, diventato virale, in cui il garante del M5S dice che il figlio è innocente e che la ragazza non avrebbe detto la verità sullo stupro. “Lo porterò in Procura perché reputo che sia una prova a carico”, ha detto Bongiorno.

“Io replicherò davanti al giudice – dice adesso l’avvocato Velle – Ascolterò con attenzione le argomentazioni del pubblico ministero e della parte civile, quando ci sarà modo di confrontarsi davanti a un giudice. Dopo di che, ascoltate le loro argomentazioni, esporrò le mie, che sono squisitamente tecniche in fatto e in diritto. Ma non mi metto certo a replicare su una cosa del genere, una iniziativa che non so se sarà mai negli atti, ne parleremo. Io parlo di quello che accade nel processo, quello che accade fuori non mi interessa. Io, francamente, non posso rispondere su ciò che ha detto il genitore di uno degli indagati, che non è nemmeno un mio assistito. Non mi metto a commentare se ha fatto bene o male e neanche mi metto a commentare su ciò che è stato detto ieri”.

Poi l’avvocato Gennaro Velle lancia una frecciata al frontman dei Maneskin Damiano che oggi, su Instagram, ha detto: “Non sono io il pubblico ministero, e quindi non sta a me giudicare l’innocenza o la colpevolezza, quello lo farà chi di dovere. Io voglio soltanto parlare alle persone che avvalorano la tesi secondo la quale se uno stupro viene denunciato dopo otto giorni allora non era stupro. Ci sono persone soprattutto donne che si rendono conto del fatto anche molto tempo dopo e trovano il coraggio di denunciare molto tempo dopo. Vi prego di informarvi e di astenervi da dichiarazioni tanto disumane”. Ecco la replica del legale: “Ho visto che anche i cantanti hanno adesso voce in capitolo… Ma è giusto, è l’espressione della libertà di parola. Vorrei che tutti potessero dire la loro, non solo sul processo di Tempio Pausania ma su tante altre cose su cui, invece, purtroppo, è calato un po’ di silenzio in questi mesi”.

Ribadisce poi “l’innocenza” del suo assistito e degli altri indagati. “Fin dall’inizio nel settembre del 2019 i ragazzi hanno risposto con la nostra assistenza agli inquirenti senza conoscere gli atti e qualche giorno fa abbiamo fatto un altro interrogatorio, a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – spiega – A volte capita nei procedimenti di avvalersi del diritto di richiedere l’interrogatorio e il pm ha accolto la richiesta. Sia nel primo che nel secondo interrogatorio abbiamo risposto a tutte le domande”.

“I ragazzi hanno ribadito la loro innocenza, poi l’attenzione mediatica è determinata dal fatto che il padre di uno di loro è un personaggio pubblico – spiega – Noi siamo sempre stati attenti a non intervenire per la delicatezza del procedimento. Sono coinvolti ragazze e ragazzi giovanissimi”.

(di Elvira Terranova)

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