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Governo: Pera, ‘Meloni sa governare ma ora serve un’agenda su riforme’

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Roma, 3 apr. (Adnkronos) – In Fratelli d’Italia “non c’è argomento che si possa affrontare senza che qualcuno prima o poi dica: vediamo che decide Giorgia. Per me che vengo dal caos creativo di Forza Italia, è sorprendente. Meloni è davanti due/tre anni, e non tutti riescono a starle dietro”. Lo dice Marcello Pera in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

“Giorgia Meloni -spiega l’ex presidente del Senato- ha fin qui dimostrato di saper governare. Ha garantito una continuità istituzionale e dimostrato uno standing internazionale che pochi le avrebbero riconosciuto fino a pochi mesi fa. Ha applicato l’agenda Draghi su energia e bollette, e ha rispettato l’agenda Europa in termini di disciplina di bilancio. E in Europa è perciò rispettata, anche perché rappresenta un interessante esperimento per tutti, per verificare se la destra al governo in un grande Paese fondatore può essere compatibile con il progetto europeo. Però non è ancora venuta fuori l’agenda Meloni”, che dovrebbe consistere “nelle riforme. In un progetto pragmatico ma deciso e fermo per cambiare davvero questo Paese”.

“La proposta di riforma costituzionale della forma di governo, con l’elezione diretta del presidente o del capo di governo, ne è il pezzo fondamentale; ma non è ancora venuto al centro del dibattito. Anzi è stata sopravanzata dal disegno di legge per l’autonomia differenziata, che andrebbe invece discusso in un quadro di riforme istituzionali più ampio, anche per consentire una revisione degli errori compiuti dal centrosinistra nel 2001. Bisogna ritoccare anche il bicameralismo perfetto e il procedimento legislativo, in modo che il Governo abbia la possibilità di applicare il proprio programma e il Parlamento non possa bloccare all’infinito le leggi. E poi, ovviamente, c’è l’ordinamento giudiziario”.

Infine da Pera il monito a non “usare il passato, il fascismo e l’antifascismo, come un’arma di battaglia politica per l’oggi”, perchè “indugiare nelle revisioni storiche o alzare barricate anacronistiche, è inutile e dannoso. Inutile perché non porta neanche voti, dannoso perché esaspera solo gli animi e così rafforza gli avversari. E poi: se noi italiani non riusciamo neanche ancora a buttarci alle spalle quella roba lì, ma dove vogliamo andare?”