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Governo: balneare, tecnico, di larga coalizione, le formule per uscire dalla crisi senza elezioni

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Roma, 24 dic. – (Adnkronos) – Balneare, tecnico, di larga coalizione. Nella storia repubblicana si annoverano una serie di formule che contraddistinguono tipi di governo diversi, che hanno comunque come denominatore comune l’aver guidato il Paese per periodi limitati, segnando il passaggio da una fase politica ad un altra.

Accade quando in presenza di una crisi di governo, per vari motivi non si ritiene possibile o opportuno sciogliere le Camere in anticipo e andare a nuove elezioni e ci si interroga su come dar vita ad un nuovo esecutivo, senza ripresentare la maggioranza parlamentare uscente e nell’impossibilità di proporne una diversa o di crearne una ex novo all’indomani delle consultazioni elettorali. Una situazione che potrebbe crearsi qualora dovesse entrare in crisi l’attuale governo e non si riuscisse a dar vita ad un rimpasto, altra parola chiave che spesso ha segnato il passaggio da un esecutivo all’altro.

GOVERNO PONTE – Presieduto da Giuseppe Pella, resta in carica dal 17 agosto del 1953 al 5 gennaio del 1954. Segna, all’inizio della seconda legislatura, il passaggio dai governi presieduti da Alcide De Gasperi ad esecutivi guidati da diversi esponenti sempre della Dc.

GOVERNO BALNEARE – I governi guidati a inizio legislatura da Giovanni Leone. Il primo, in carica dal 21 giugno a 5 novembre 1963, precede gli esecutivi di centrosinistra presieduti da Aldo Moro. Il secondo, in carica dal 24 giugno al 19 novembre 1968, segna il passaggio dalla fine del centrosinistra alla stagione dei governi presieduti da Mariano Rumor.

GOVERNO DI SCOPO – Anche se la definizione può apparere riduttiva visto il difficile e delicato periodo durante il quale si trova ad operare, può essere considerato tale il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, primo premier non parlamentare, sostenuto dalle forze politiche dell’ex pentapartito, con il Pds che decide di ritirare i ministri designati dopo la negazione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi. In carica dal 29 aprile 1993 al 16 aprile del 1994, è chiamato infatti ad accompagnare la transizione politico-istituzionale dopo la vittoria del referendum elettorale per l’introduzione del sistema maggioritario. Considera esaurito il proprio mandato una volta approvata la nuova legge elettorale, il cosiddetto Mattarellum.

Sul piano economico, vanno ricordati gli interventi per la lotta all’inflazione, che ruotano intorno all’accordo governo-parti sociali del luglio del 1993, che pone fine ad ogni meccanismo di indicizzazione ed individua nel tasso di inflazione programmata il parametro di riferimento per i rinnovi contrattuali.

GOVERNO TECNICO DI SCOPO – Esecutivo presieduto da una personalità non politica, chiamato a gestire una fase circoscritta con precisi obiettivi (ad esempio l’approvazione della legge di Bilancio) prima di nuove elezioni, vista l’impossiblità del Parlamento di esprimere una maggioranza. Finora rimasto un’ipotesi di scuola, dopo l’incarico affidato a Carlo Cottarelli nella primavera del 2018 e la sua rinuncia quando si concretizzò la possibilità di dar vita al governo Conte 1 sostenuto da M5S e Lega.

GOVERNO TECNICO DEL PRESIDENTE – In carica dal 17 gennaio 1995 all’11 gennaio 1996, dopo la rottura tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Presieduto da Lamberto Dini, già ministro del Tesoro nel precedente governo e formato da ministri non parlamentari, è naturalmente espressione di una maggioranza parlamentare, ma può essere considerato un modello di esecutivo che vede un esercizio allargato dei poteri discrezionali del Presidente della Repubblica (all’epoca Oscar Luigi Scalfaro).

GOVERNO TECNICO – In carica dal 16 novembre 2011 al 21 dicembre 2012, presieduto da Mario Monti, nominato senatore a vita prima di ricevere l’incarico, e formato da ministri non parlamentari. Dopo le dimissioni del governo Berlusconi quater, è chiamato a gestire una difficilissima fase economica legata agli elevati livelli dello spread e a guidare il Paese fino alla conclusione naturale della legislatura. Sostenuto da Popolo della libertà, Pd, Futuro e libertà e Udc.

GOVERNO ISTITUZIONALE – Presieduto da una alta personalità istituzionale (ad esempio ex Capi dello Stato, presidenti o ex di una delle due Camere o della Corte costituzionale), chiamato a gestire una fase di transizione, con l’obiettivo di realizzare le riforme istituzionali, sostenuto da un ampio schieramento parlamentare. Mai insediato concretamente, viene incaricato di formarlo Antonio Maccanico il 1 febbraio 1996, che rinuncia il 14 dello stesso mese dopo aver verificato l’impossibilità di portare a termine il tentativo con successo.

GOVERNO DI LARGHE INTESE O GRANDE COALIZIONE – Si forma quando le elezioni si concludono con un risultato di sostanziale parità, senza che nessuno degli schieramenti in campo riesca ad esprimere una maggioranza. Si insedia così un governo sostenuto dalle forze politiche che al voto si erano presentate su fronti contrapposti, presieduto da un esponente del partito di maggioranza relativa.

In Italia va ricordato il governo guidato da Enrico Letta, formatosi all’indomani delle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, in carica dal 28 aprile 2013 al 14 febbraio 2014. Sostenuto da Pd, Scelta civica e Popolo della libertà. A novembre del 2013, dalla scissione del Pdl rinasce Forza Italia e Angelino Alfano dà vita al Nuovo centrodestra. Quest’ultimo continua a rimanere in maggioranza mentre Forza Italia passa all’opposizione.

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