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Germania: a marzo inflazione vola al 7,3%, crescono timori stop ripresa

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Berlino, 30 mar. – (Adnkronos/Dpa) – L’inflazione in Germania ha raggiunto il 7,3% a marzo, il livello più alto dalla riunificazione del 1990: un dato preliminare, quello diffuso oggi da Destatis, che evidenzia il rapido impatto della guerra in Ucraina sui prezzi dell’energia. Secondo l’ufficio statistico nazionale , infatti, i prezzi dell’energia domestica e dei carburanti sono aumentati del 39,5% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso mentre i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 6,2% rispetto a un anno prima. “Dall’attacco della Russia all’Ucraina, i prezzi del gas naturale e dei prodotti petroliferi sono tornati ad aumentare notevolmente e hanno avuto un impatto considerevole sull’alto tasso di inflazione”, ha affermato Destatis in un comunicato stampa. Su base mensile i prezzi al consumo a marzo sono aumentati del 2,5%.

Commentando il dato preliminare (quello definitivo arriverà fra due settimane) il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner ha sottolineato come si moltiplichino “seri segnali di allarme” per la più grande economia europea. “La stabilizzazione della crescita e la lotta contro ulteriori aumenti dei prezzi hanno quindi la massima priorità”, ha detto all’agenzia Dpa. Lindner ha ammonito sul rischio che i cambiamenti alle catene di approvvigionamento e il costo elevato dell’energia mettono a rischio il benessere a lungo termine, e questo deve spingere la Germania a cercare “nuove fonti di prosperità sociale”. “I sussidi e la ridistribuzione [della ricchezza] non ci aiuteranno a lungo termine” ha aggiunto invocando “un libero mercato libero, uno spirito imprenditoriale e un aumento della competitività”.

Il dato preoccupante sull’inflazione segue di poche ore il monito dei consulenti economici del governo tedesco sul rischio “concreto ” di recessione causato dall’invasione russa dell’Ucraina. Il Consiglio degli Esperti Economici ha affermato di aspettarsi un aumento del prodotto interno lordo dell’1,8% nel 2022 e del 3,6% nel 2023, ma le prospettive erano “soggette a un’incertezza molto elevata”. A causa degli alti prezzi dell’energia, l’inflazione dovrebbe salire al 6,1% quest’anno e scendere al 3,4% l’anno prossimo, ha affermato il gruppo di esperti. Sia il Consiglio che Destatis hanno poi sottolineato come la crescita economica sia ancora condizionata dalle ripercussioni della pandemia di coronavirus.

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