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Gandolfi (UniPr): ‘Farmaci a lunga durata rivoluzione per malati glaucoma’

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Roma, 21 giu. (Adnkronos Salute) – E’ una patologia estremamente invalidante, la cui incidenza è destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. Stiamo parlando del glaucoma, il ‘ladro silenzioso della vista’. Di questa patologia soffrono circa 900mila italiani, ma solo una persona su tre sa di averla. E il glaucoma è stato al centro del XVII Congresso della Società italiana di glaucoma (Sigla), che si è tenuto dal 17 al 19 giugno al Palacongressi di Parma in life e da remoto.

“Tante le novità emerse dal punto di vista diagnostico, terapeutico e di gestione della malattia – afferma Stefano Gandolfi, direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Parma, presidente di Sigla e organizzatore del Congresso – Dal glaucoma non si può guarire, tuttavia si può curare. Abbiamo a disposizione potenti armi: dai sistemi sempre più sofisticati per la diagnosi precoce ai farmaci di ultima generazione che possono essere somministrati all’interno dell’occhio ogni 4-5 mesi, e che mi auguro in futuro possano far dimenticare la somministrazione in gocce. Inoltre, possiamo contare su trattamenti laser che vengono effettuati in regime ambulatoriale, oltre a sofisticati interventi di chirurgia mini-invasiva senza abbandonare la chirurgia tradizionale, ormai sempre più sicura ed efficace”.

La malattia colpisce il nervo ottico. Nella maggior parte dei casi è dovuta a un aumento della pressione interna dell’occhio (che spesso, paradossalmente, si registra in chi ha la pressione arteriosa bassa) che causa, nel tempo, un logoramento della testa del nervo ottico (detta ‘papilla ottica’ e visibile all’esame del fondo oculare) con conseguenti danni permanenti alla vista rappresentati dalla riduzione del campo visivo (si restringe, cioè, lo spazio che l’occhio riesce a percepire senza muovere la testa). Il più delle volte si opta per la terapia in gocce. “In questo caso – avverte l’esperto – è bene non somministrare il collirio da soli, perché il fai-da-te è inefficace. Per questo motivo il paziente deve essere aiutato, altrimenti il farmaco, non entrando correttamente nell’occhio, non produrrà alcun beneficio. E un farmaco, oltre che essere tollerabile, deve funzionare”.

Quando la malattia progredisce e le gocce non sono più sufficienti, per il paziente si aprono nuove possibilità. “Tecnica laser, colliri e farmaci a lunga durata sono sullo stesso piano – tiene a precisare Gandolfi – Ma nel momento in cui nessuna di queste opzioni terapeutiche riesce a mantenere a un livello di sicurezza la pressione dell’occhio, si cambia strategia e si interviene chirurgicamente”.

Il glaucoma rappresenta tutt’oggi una delle principali cause di cecità irreversibile al mondo, per questo ha un impatto devastante su chi ne è affetto. “Nei giovani è causa di ansia, paura e preoccupazione – ricorda Gandolfi – mentre nelle persone anziane provoca depressione e rassegnazione, perché sanno che dovranno convivere per tutta la vita con uno sgradevolissimo compagno di viaggio”. E la pandemia di Covid-19 non li ha aiutati, anzi. “Nel primo lockdown molti ambulatori e reparti ospedalieri sono stati chiusi e molti pazienti sono stati impossibilitati ad effettuare i controlli presso i loro centri di riferimento. Non dimentichiamoci che il glaucomatoso è un malato cronico, quindi estremamente vulnerabile”, sottolinea il direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Parma.

In occasione del Congresso Sigla, ampio spazio è stato dedicato al tema ‘Sembra glaucoma ma non lo è’. Il perché lo spiega lo stesso Gandolfi: “Il glaucoma – dice – colpisce il nervo che porta la vista dall’occhio al cervello. Ma il nervo ottico si può danneggiare anche a causa di altre patologie, simili al glaucoma, ma che glaucoma non sono. Oggi grazie alla tecnologia siamo in grado di garantire una maggiore accuratezza al momento della diagnosi”. Per il futuro della gestione del glaucoma, lo specialista non ha dubbi: “Oltre alla possibilità di somministrare nuove terapie a lunga durata, si prevede un uso sempre più intenso della telemedicina, anche se a noi italiani piace ancora poco perché preferiamo da sempre il rapporto diretto medico-paziente. Per questo motivo occorre puntare su un intelligente mix tra medicina in presenza e assistenza da remoto. Il sentiero è stato tracciato, indietro non si torna”.

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