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Filosofi: è morto Joseph Margolis, il teorico dell’opera d’arte come entità ‘incarnata’

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Washington, 12 giu. – (Adnkronos) – Il filosofo statunitense Joseph Margolis, figura di spicco del pragmatismo americano, noto per i suoi contributi all’estetica, propugnatore dell’idea di opera d’arte come un’entità “incarnata” nel mondo fisico, è morto all’età di 97 anni. L’annuncio della scomparsa, avvenuta martedì 8 giugno, è stato dato dalla Temple University di Filadelfia, dove ha svolto tutta la sua carriera accademica e di cui era professore emerito. Era nato a Newark, nel New Jersey, il 16 maggio 1924, ed è stato ‘visiting professor’ in numerose università del Nord America e in Europa.

Margolis ha sviluppato un pensiero che – prendendo spunto da temi comuni a pensatori come Wittgenstein, Hegel, Pierce e Dewey – presenta caratteri del tutto peculiari, ponendosi come originale alternativa ai canonici sistemi filosofici contemporanei. Pur formatosi nella tradizione analitica, Margolis se ne è progressivamente allontanato sotto l’influenza della filosofia europea e in particolare dell’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer.

Interessato soprattutto a questioni di estetica, Margolis ha dedicato la sua riflessione anche alla filosofia della mente, alla teoria della conoscenza e al relativismo. Di rilievo è la sua nozione di embodiment (“incarnazione”). L’opera d’arte è per Margolis un’entità “incarnata” nel mondo fisico, in un supporto materiale rispetto a cui è però “emergente”; l’irriducibilità dell’opera d’arte alla fisicità è connessa con la sua funzione simbolica e significativa, che è propria del mondo della cultura. In italiano una sintesi del suo pensiero è proposto dal volume “Ma allora, che cos’è un’opera d’arte? Lesioni di filosofia dell’arte” (Mimesis, 2011).

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