Passa al contenuto principale
ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll
Acque aromatizzate: fanno bene o male? Cosa sono davvero e i miti da sfatare-Prezzi degli ortaggi: perché al supermercato non scendono mai (anche quando crollano nei campi)-WaveSpring: la "molla negativa" che triplica l'energia dalle onde del mare-Flint Paper Battery: la batteria di carta che non prende fuoco e si può compostare-Italia Agrifood Innovation Hub (ITAIH): l'eccellenza agrifood di Verona diventa una piattaforma nazionale-Argireline, l'attivo "effetto botox" in creme e sieri: cos'è, come agisce, funziona davvero ed è sicuro?-Prezzi carburanti 24 giugno: Petrolio giù del 24%, diesel solo del 2,2%-Slow Industry: i nuovi artigiani che producono in casa e vendono nel mondo (e perché è un modello economico, non un hobby)-Zanzare Debug: Google e le 32 milioni di zanzare (e perché è servito il permesso)-Cannabis e legalizzazione: cosa dice davvero lo studio su consumo e dipendenze?-Capsule hotel fuori dal Giappone: dove trovarli in Europa e in Italia-Data center galleggianti? Potremmo alimentare l'AI con l'energia delle onde dell'oceano-Petrolio giù del 24%, diesel solo del 2%: perché benzina e gasolio non scendono come dovrebbero?-Sostanze chimiche nei vestiti? quali sono, i rischi reali e perché lavare i capi nuovi-L'Antartide è "cresciuta"? Cosa dice davvero lo studio (e perché non è la fine del riscaldamento)-Isola del Liri: il borgo del Lazio con la cascata in pieno centro-Il liquido che immagazzina energia come una batteria: l'invenzione della Northwestern University-Blue Leaf: l'ecoinvenzione italiana che cattura la CO2 dentro gli edifici-Prezzo del caffè 2026: perché la tazzina costa di più mentre le quotazioni scendono-La "pillola del microbioma" contro la depressione: cosa c'è di vero dietro la notizia virale

Federica Manzon, ‘il confine è qualcosa di poroso non un muro’

Condividi questo articolo:

Roma, 19 set. (Adnkronos) – “Volevo raccontare l’uomo del confine perché quello è il luogo poroso in cui ci si mescola. Il confine va pensato come luogo multiculturale non come un muro”. Così Federica Manzon, scrittrice, vincitrice dei premi Rapallo Carige e Campiello Selezione Giuria dei Letterati, racconta il suo ultimo libro, ‘Il bosco del confine’, edito da Aboca e presentato oggi a pordenonelegge. La Manzon, nata e cresciuta a Pordenone, terra di confine, attraverso le lunghe passeggiate fatte nei boschi con il padre, capisce che non esistono confini, che il bosco è di tutti. E la protagonista del suo romanzo “nato da un elemento biografico”, passeggia per i boschi con il padre che le dice: “Hai mai visto una betulla ritrarre i rami per non sconfinare in territorio straniero?”. Eppure lei, affascinata e al tempo stesso spaventata, si accorge che di là c’è la nazione con uno degli eserciti più forti al mondo, una terra di uomini sanguinari con il coltello tra i denti e la barba da pastore.

Federica Manzon, durante le sue lunghe passeggiate nei boschi, ha “capito che questo semplice attraversare i confini mi ha insegnato molto e mi ha formato nella dimensione dello stare soli con sé stessi nel silenzio. Ma ho anche capito che il confine – spiega la scrittrice profondamente innamorata di Trieste, città di confine – è un concetto importante in un momento in cui l’Europa guarda a Est. Dall’attaccamento per i luoghi è nato l’interesse per le persone, per quelli che hanno combattuto nei Balcani, un mondo di cui ancora conosciamo poco. Sarajevo e Trieste sono due città complesse che possono trasformarsi in luoghi del multiculturalismo ma possono anche trasformarsi in luoghi di conflitti”, osserva.

Per scrivere ‘Il bosco del confine’ la Manzon si è avventurata in lunghe ricerche, si è fatta raccontare molte storie, “un modo – spiega – per trovare un’appartenenza, qualcosa che ci accomuna. E’ molto forte questo sentirsi europei anche se parte dei Balcani non appartiene all’Ue. Mi chiedo qual è l’Europa che ci stiamo immaginando? E’ senza confini o ha dei muri?”. E ribadisce che “il concetto di confine è utile per immaginare un’identità che non sia chiusa, perché quello che immaginiamo come identità non è mai una cosa monolitica. Dobbiamo pensare il confine come luogo multiculturale. Quando incontri qualcuno nel bosco ti saluti nella lingua dell’altro – sottolinea la scrittrice – Credo quindi che sia importante recuperare un’idea di confine come valorizzazione del diverso, di ciò che non è omologabile, altrimenti si rischia di vivere in una società statica. La diversità va valorizzata per rendere la società capace di evolversi”, conclude la Manzon.

I commenti sono chiusi.