ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll

Fda dà ok a immunoterapia avelumab in prima linea per cancro alla vescica

Condividi questo articolo:

Milano, 13 lug. (Adnkronos Salute) – Merck e Pfizer annunciano che la Food and Drug Administration (Fda) americana ha approvato la domanda di licenza biologica supplementare (sBla) per avelumab nel trattamento di mantenimento dei pazienti con carcinoma uroteliale (Uc, il più comune cancro alla vescica) localmente avanzato o metastatico, che non è progredito dopo la chemioterapia di prima linea a base di platino. “Si tratta della prima e unica immunoterapia approvata dalla Fda – sottolineano le due aziende – che ha dimostrato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale nell’ambito di uno studio di fase III in prima linea”.

L’approvazione – spiega infatti una nota – si basa sui risultati dello studio di fase III ‘Javelin Bladder 100’, presentati al 2020 Virtual Scientific Meeting dell’Asco (American Society of Clinical Oncology), che hanno dimostrato come il trattamento di mantenimento con avelumab, associato alla migliore terapia di supporto (Bsc), permetta un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (Os) mediana pari a 7,1 mesi rispetto alla sola Bsc: 21,4 mesi contro 14,3.

Questo miglioramento significativo in termini statistici della Os si traduce in una riduzione del 31% di rischio di mortalità nella popolazione generale. La sopravvivenza globale mediana è stata calcolata dal momento della randomizzazione, dopo che i pazienti hanno ricevuto come trattamento da 4 a 6 cicli di gemcitabina in associazione a cisplatino o carboplatino per un periodo di circa 4 mesi.

“L’approvazione di avelumab da parte della Fda rappresenta uno dei progressi più significativi degli ultimi 30 anni nel paradigma di trattamento in questo setting”, commenta Petros Grivas, uno dei principali ricercatori del trial Javelin Bladder 100.

“Con una sopravvivenza complessiva mediana di oltre 21 mesi misurata a partire dalla randomizzazione, che rappresenta la sopravvivenza globale più lunga dimostrata in uno studio di fase III nel carcinoma uroteliale avanzato – aggiunge l’esperto – il regime con avelumab come trattamento di mantenimento in prima linea ha tutte le potenzialità per diventare il nuovo standard di cura. Questo grazie alla sua comprovata capacità di rafforzare il beneficio (risposta al trattamento o malattia stabile) della chemioterapia di induzione e di prolungare l’aspettativa di vita dei pazienti colpiti da questa malattia devastante”.

Attualmente – ricorda la nota – la chemioterapia a base di platino è il trattamento standard di prima linea per i pazienti eleggibili con malattia avanzata sulla base degli alti tassi di risposta iniziale. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si verifica una progressione della malattia entro 9 mesi dall’inizio del trattamento e solo il 5% dei pazienti con patologia metastatica alla diagnosi vive più di 5 anni. “Molti pazienti a cui è stato recentemente diagnosticato un carcinoma uroteliale avanzato beneficiano della chemioterapia iniziale, ma ancora necessitiamo di opzioni terapeutiche che possano aiutare i pazienti a vivere più a lungo – evidenzia Andrea Maddox-Smith, Ceo del Bladder Cancer Advocacy Network – Sosteniamo fortemente lo sviluppo di nuovi e promettenti trattamenti come avelumab che possano offrire speranza ai pazienti e ai loro cari”.

Per i pazienti il cui tumore non progredisce dopo la chemioterapia a base di platino, avelumab viene somministrato come trattamento di mantenimento di prima linea fino alla progressione della malattia o alla comparsa di tossicità inaccettabili. Nel 2017, l’Fda ha approvato avelumab con una procedura accelerata per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico che hanno manifestato una progressione della malattia durante o a seguito della chemioterapia a base platino, o nei 12 mesi successivi di trattamento con chemioterapia neoadiuvante o adiuvante a base di platino, sulla base del tasso di risposta al tumore e della durata della risposta. La conferma di tale approvazione era subordinata alla verifica del beneficio clinico, dimostrato appunto nello studio Javelin Bladder 100. La Fda ha ora modificato l’approvazione accelerata in approvazione completa.

“L’approvazione di avelumab nel trattamento del tipo più comune di cancro avanzato della vescica sottolinea il nostro impegno nel promuovere l’innovazione scientifica e a voler migliorare notevolmente gli outcome per le persone con tumori genitourinari”, afferma Andy Schmeltz, Global President, Pfizer Oncology.

“Grazie a questa approvazione, abbiamo l’opportunità di cambiare radicalmente lo standard di cura di prima linea del tumore avanzato della vescica in questo setting – dichiara Rehan Verjee, President of North America and Global Head of Innovative Medicine Franchises per il business biofarmaceutico di Merck – Il nostro obiettivo ora è quello di lavorare a stretto contatto con tutti coloro che si occupano di tumori genitourinari per garantire che questo nuovo paradigma di trattamento, che ha le potenzialità di cambiare la vita delle persone, venga rapidamente integrato nella pratica clinica”.

Questo articolo è stato letto 7 volte.
Ecoseven è un prodotto di Ecomedianet S.r.l. Direzione e redazione: Lungotevere dei Mellini n. 44 - 00193 Roma
Registrazione presso il Tribunale di Roma n° 482/2010 del 31/12/2010. Direttore responsabile: Cecilia Maria Ferraro redazione@ecoseven.net