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Educazione digitale in tv, la sfida vinta di Striscia

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(Adnkronos) – L’Italia e l’educazione digitale, un binomio che stenta a decollare. Il Paese fatica a mettersi al passo di altre realtà europee e mondiali, con inevitabili ricadute sull’economia e sulla competitività delle aziende made in Italy. Ma non sono solo le imprese a sentire il peso di questo gap. In un mondo sempre più digitalizzato e dominato da web e social, orientarsi non è facile per gli stessi cittadini. Per questo, in assenza di strumenti pubblici, ci si rifugia proprio su internet per cercare indicazioni affidabili e non cadere nelle trappole che questo mondo può nascondere.

Come difendere la propria privacy sui social? Come distinguere una notizia vera da una falsa? Come digitalizzare la propria azienda o il proprio lavoro? Cos’è il phishing? Come si utilizzano Zoom e Teams? Trovare risposte a queste e ad altre domande può migliorare la vita di tutti i giorni delle persone, una necessità ulteriormente amplificata dalla pandemia che ha costretto gli italiani ad affidarsi sempre di più al mondo digitale per informarsi, lavorare e comunicare con l’esterno. Spesso, però, non basta un click per trovare la soluzione al proprio problema. Anche i media tradizionali, infatti, risentono di questo ritardo del Paese sul digitale. Con qualche eccezione.

E’ il caso di Striscia la Notizia, il TG satirico di Canale 5 che ormai da diversi anni dedica ampio spazio all’informazione digitale con una formula ‘leggera’ che arriva (e piace) allo spettatore. Con i servizi sul digitale, il programma di Antonio Ricci è riuscito dove in molti tra i media tradizionali finora hanno fallito: coniugare l’informazione digitale rivolta al grande pubblico con l’audience. Per farlo, si è affidata al più noto divulgatore italiano di questi temi: Marco Camisani Calzolari. L’esperto di Striscia è anche un pioniere del settore da quando i primi provider hanno iniziato a dare acceso a Internet nel 1994, insegna Comunicazione all’università ed è autore di numerosi saggi sul marketing e la comunicazione digitale.

Solo uno come Ricci poteva “televisivizzare” un argomento che prima era apparentemente incompatibile con l’intrattenimento. Eppure Striscia è riuscita a tradurre per il grande pubblico argomenti molto complessi, semplificandoli, raccontando le grandi trasformazioni in corso, oggi fondamentali per capire il mondo che ci circonda. Tanti i temi trattati durante la trasmissione: dal mondo dei social al cyberbullismo, dalle aziende e le loro difficoltà a trasformarsi digitalmente, alle truffe on line fino a inchieste sul digitale della Pubblica Amministrazione. Non mancano le ‘dritte’ sugli acquisti, come ad esempio su come scegliere un nuovo pc, e le panoramiche sui nuovi mondi dello smartworking e della didattica a distanza, con uno sguardo rivolto anche alle gaffe più clamorose che tali fenomeni hanno generato.

Una formula che funziona perfettamente e che aiuta l’Italia a fare e promuovere la cultura digitale, colmando almeno in parte il divario con altri Paesi. L’importanza di una tale finestra in TV sul mondo digitale diventa evidente guardando all’audience di Striscia, un programma seguito da milioni di spettatori in ogni puntata: numeri che rendono Striscia la Notizia il servizio pubblico che serve agli italiani oggi.

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