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“E’ come se ci fossero stati i bombardamenti”, il racconto del cooperante italiano a Beirut

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Roma, 5 ago. (Adnkronos) – “E’ un disastro”. Parla con Aki – Adnkronos International da Beirut Simone Scotta, coordinatore sul campo del progetto corridoi umanitari di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. E’ nella capitale libanese dal gennaio 2016, ha 31 anni e alle spalle un’esperienza in Uganda e forse non ha mai dormito tanto poco quanto la notte scorsa. “Sono in contatto con altri ragazzi italiani e siamo tutti più o meno sconvolti”, dice. “Stamattina ho fatto un giro alle 6 nella zona del centro, tra Gemmayze e Mar Mikhael. In alcune aree – racconta – è come se ci fossero stati i bombardamenti. Pezzi di case sulle macchine, alberi caduti, quei pochi che ci sono a Beirut, vetri a terra. Polvere dappertutto”. In quella che è la zona della movida beirutina “non c’è un locale che sia intero”.

Scotta ieri era “a casa”, nel quartiere di Geitawi, “un quartiere cristiano molto vicino alla zona del porto” quando un boato ha riportato il terrore a Beirut. Racconta di un’ “esplosione”, che lo ha fatto alzare dalla scrivania, seguita da altre due “fortissime”. “Inizialmente ho pensato fossero bombardamenti – dice – Qui lavoriamo con i siriani e sentiamo tante storie di bombardamenti durante la guerra. Mi son buttato a terra, sono andato in bagno perché lì non ci sono finestre e poi in corridoio”.

Il terrore in un Libano “pieno di problemi, in cui il coronavirus – dice – è l’ultimo”. Un Paese, travolto da una grave crisi economica, “con la Siria a est, che è un Paese in cui la guerra non è finita e Israele a sud”.

Scotta non ha neanche un graffio, ma è andata meno bene per un “collega, un mediatore siriano, che era anche lui in casa e che ha dovuto girare quattro ospedali, tutti pieni di vittime, per farsi curare le ferite da taglio provocate dall’esplosione di una vetrata del suo salotto”. Anche l’ufficio di Mediterranean Hope, nella zona di Sodeco, distante in linea d’area da quella del porto, è stato danneggiato. Anche da quell’ufficio, “insieme Sant’Egidio” si è lavorato in questi anni per portare gli sfollati siriani dal Libano “verso l’Italia e la Francia”. “In quattro anni con i corridoi umanitari – conclude Scotta – sono partite 1.900 persone verso l’Italia e 500 in tre anni verso la Francia”.

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