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E’ allarme per le persone chiuse in casa, l’esperto: “Serve psicologo domiciliare”

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Roma, 24 mar. (Adnkronos Salute) – “Sempre più frequentemente vediamo persone, spesso giovani, che tendono a chiudersi in casa, addirittura nelle proprie stanze: tagliano i ponti con il mondo, con la socialità, rifiutano di entrare nel mondo, da cui si sentono a loro volta rifiutati. In questi casi l’intervento domiciliare rappresenta spesso l’unico modo per offrire ascolto e aiuto”. Lo dice Fabio Tognassi, psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, membro dell’équipe di Jonas Onlus Milano e responsabile clinico del servizio di Assistenza psicologica domiciliare (Apd) attivo su Milano e provincia.

La chiusura alla socialità, in crescita a causa dell’isolamento imposto dalla pandemia Covid-19, “è un nuovo sintomo del nostro tempo”, continua Tognassi. Il servizio di Apd – che vede coinvolte in maniera trasversale le associazioni e i professionisti di Jonas per gli adulti, Telemaco per gli adolescenti e Gianburrasca per i bambini, coordinato da Francesca D’Oronzio – rompe gli schemi classici della psicoanalisi, in cui è il paziente ad andare dall’analista. In questo caso, sono gli psicologi ad andare a casa di chi vive un malessere e una sofferenza per una situazione di stallo e chiusura al mondo.

La necessità di incontrare queste persone nel loro contesto domiciliare è dovuta a due ragioni principali: “la prima – spiega Tognassi – riguarda quelle situazioni in cui la sofferenza psichica è talmente elevata da far sentire al paziente l’esigenza di una presenza maggiore dello psicologo nella propria quotidianità, per aiutarlo a rimettere in moto la propria vita. Lo stesso vale anche per i casi in cui l’intervento psicologico standard non è sufficiente, ad esempio nel campo della disabilità, intellettiva e fisica. Da un po’ di tempo, a queste, si sono aggiunte nuove forme di sofferenza legate al ritiro sociale” aumentato dalla pandemia.

Nel lavoro psicologico, “scommettiamo sull’incontro reale tra le persone – sottolinea Tognassi -. Andiamo a casa loro, in giro con loro, organizziamo attività insieme a loro, aiutandoli ad uscire dal loro isolamento difensivo”. A tale proposito, il gruppo di esperti non si fa “troppi problemi a rompere la ‘sacralità’ del setting psicoanalitico. Questa – aggiunge il responsabile dell’Apd – è sempre stata la nostra missione sociale: far uscire la psicoanalisi dagli studi privati degli analisti, mettendoli in rapporto con la vita e le esigenze sociali della città. A partire dall’invenzione di Jonas e di Recalcati, la psicoanalisi non è più una pratica terapeutica elitaria”. Anche per questo “le difficoltà economiche – aggiunge – non devono essere il motivo per il quale un paziente non possa accedere a una cura psicoanalitica. Oggi in Jonas abbiamo anche pazienti che pagano, per una seduta, una cifra simbolica”.

Quando “si avverte la sensazione che da soli non ce la si fa, si può chiedere aiuto”, ricorda Tognassi, che invita a rivolgendosi al servizio di Apd, indicato nel sito https://www.jonasitalia.it/apd/ . Il chiudersi in casa, restare soli, con l’illusione di sentirsi protetti, finisce per isolare le persone: per questo lo psicologo si reca a domicilio. “Nessuno si salva da solo – conclude lo psicoterapeuta -. Questa è una delle grandi lezioni che i recenti accadimenti mondiali (la pandemia, la guerra…) ci stanno insegnando. La nostra vita, così come la felicità, la salute psichica, dipendono dalla qualità dei nostri legami sociali, dall’attenzione, dalla cura, dalla solidarietà con cui li nutriamo. Certo, il mondo può fare molta paura, è inutile negarlo, ma insieme è possibile trovare il coraggio per abitarlo”.

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