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Covid: parente vittima Bergamo, ‘nostri morti vanno riconosciuti, siamo amareggiati’

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Milano, 8 mar. (Adnkronos) – “Siamo arrabbiati e amareggiati, era già successo con la visita di Mattarella che nessuno dei rappresentanti fosse invitato, ora si sta ripetendo l’ennesima storia. Il team dei legali avrebbe diritto alla rappresentanza per la visita del premier Draghi a Bergamo, in quanto noi siamo stati la zona colpita di più e sin da subito. L’anno scorso, in questo periodo, i nostri famigliari cadevano come birilli”. Annamaria Cortesi non usa giri di parole per manifestare il suo malcontento. Pensionata, 64 anni, Annamaria è tra i famigliari delle vittime del Covid di Bergamo che, tramite l’avvocato Consuelo Locati, chiedono da un anno “verità e giustizia” per i loro parenti.

“Dai politici ci aspettiamo un segnale, anche per rispetto delle vittime, che da noi sono oltre il 10% del totale – spiega Cortesi -. Il rispetto da parte dei politici dovrebbe essere doveroso nei confronti dei loro cittadini”. E racconta: “Io ho perso mio padre e altri membri della mia famiglia. Mentre moriva mio padre, mio marito entrava in ospedale, dove è rimasto per un mese. E’ stato pesante, abbiamo toccato il virus con mano e non si capiva cosa stesse succedendo, non abbiamo avuto i funerali di nessuno, abbiamo visto i nostri morti andar via in un sacco e basta”.

Anche se scoraggiata, Annamaria non ha perso la fiducia nella magistratura: “Si deve avere fiducia – dice – sennò non si saprebbe a chi aggrapparsi. Noi non stiamo chiedendo l’America ma che vengano riconosciuti anche i nostri morti. Dietro questa vicenda c’è stata forse superficialità o incapacità, non so, ma magari qualcuno a quest’ora sarebbe ancora vivo”.

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