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Covid: Codogno un anno dopo – l’Rsa, ‘per i nostri ospiti abbiamo combattuto’ (2)

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(Adnkronos) – Con 144 posti letto, un centro diurno e un nucleo Alzheimer, “la nostra è sempre stata una residenza molto aperta, ai familiari, ai volontari, al pubblico. Per noi è stato doppiamente uno shock quando è iniziata la zona rossa. L’isolamento assoluto aveva riflessi su tutto, non solo sugli affetti: non ci arrivavano le forniture della cucina, la biancheria”, spiega oggi il direttore generale delle Opere Pie Riunite, Giovanni Grecchi. “Quello che ci siamo sforzati di fare è stato non interrompere né abbandonare mai il rapporto con le famiglie, anche per il benessere dei nostri ospiti”. L’isolamento non è facile per nessuno, ma per gli anziani è rischioso anche dal punto di vista della salute.

“Se cambiano umore e diventano apatici, non vogliono mangiare, non vogliono prendere le medicine. E’ molto più complesso curarli, ma noi eravamo un Rsa, non un ospedale”, racconta Popescu. “Serviva un equilibrio che abbiamo raggiunto a fatica”. A molti ospiti sembrava di essere tornati ai tempi della guerra: “Una di loro all’inizio non mi riconosceva con la mascherina e mi mandava via perché aveva paura”. Anche la comunicazione non è stata facile: “Gli anziani sentono poco: con le mascherine non potevano più leggere il labiale e questo era motivo di frustrazione”, rimarca la dottoressa Caviada.

A Codogno, le video chiamate sono partite subito e la casa di cura ha inaugurato il giorno di Natale una ‘stanza dell’abbraccio’, fatta di tende e guanti speciali che impediscono il contagio. “Abbiamo modificato la destinazione d’uso di una stanza al piano terreno per utilizzarla a questo proposito”, spiega Boggi, che in questi giorni è riuscito a far partire gli incontri. Per parenti e anziani, è stato il primo contatto fisico dopo mesi. Da qualche giorno, ci sono anche due maxi schermi mobili per le chiamate di gruppo e le riunioni di famiglia.

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