Covid: Bcg, ‘lavoratori caregiver i più penalizzati, stress da crisi per chi cura familiari’ (3)

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(Adnkronos) – In linea con quanto rilevato attraverso l’analisi e in un’ottica di parità di genere, Martini spiega che “Bcg ha messo in campo numerose iniziative, tra cui -già attiva- una parental policy più inclusiva: ha lo stesso valore anche in caso di adozione e indipendentemente dal genere del genitore”. Inoltre, “abbiamo allineato a 20 settimane il periodo di maternità nei quattro Paesi del nostro sistema (Italia, Grecia, Turchia, Israele) e e a 4 settimane la paternità, con un significativo incremento medio che consente un migliore equilibrio nel ruolo di caregiver”. Il tutto “senza conseguenze sulla sfera economica, dal momento che assicuriamo il 100% della retribuzione durante il periodo di parental leave per tutto il sistema Igti”.

In base al sondaggio, infine, i caregiver hanno quasi il doppio delle probabilità rispetto a chi non lo è di lasciare l’azienda attuale entro i prossimi sei mesi. Nello specifico, il 17% di chi si prende cura di un adulto e il 15% di chi ha un bambino piccolo non si vede più nella stessa azienda entro questa scadenza, contro il 9% di chi non ha compiti di assistenza. I risultati per il nostro Paese confermano la tendenza internazionale di un maggiore stress per i lavoratori con ruoli di assistenza. Il 42% dei caregiver italiani è preoccupato degli effetti della pandemia sul lavoro e il benessere, contro il 34% dei non caregiver. Chi ha un bambino o un adulto da curare è preoccupato soprattutto per il suo futuro in azienda (9 punti in più di chi non è caregiver) e il suo benessere mentale (8 punti in più). Il 16% di chi assiste un adulto e il 14% di chi ha un bambino sotto i 12 anni in Italia non si vede nella stessa azienda entro 6 mesi, il doppio dei non caregiver (8%).

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