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Corruzione: Montante, ‘mai fatto dossieraggi o raccolto informazioni, anzi li ho subiti’

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Caltanissetta, 11 lug. (Adnkronos) – “Non ho mai fatto dossieraggi. Non ho mai utilizzato nessuna informazione, nessuna raccolta di carte o di articoli nei confronti di nessuno. Anzi, li ho subiti”. Sono le parole di Antonello Montante, l’ex Presidente degli industriali siciliani, davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta che lo vede imputato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. L’udienza si è tenuta ieri a porte chiuse, perché si celebra con il rito abbreviato, ma l’Adnkronos è adesso in grado di pubblicare il contenuto delle dichiarazioni di Montante, condannato in primo grado a 14 anni di carcere. Montante è tornato a parlare della ‘stanza della legalità’, una stanza “segreta”, trovata durante le perquisizioni, dietro una libreria, nella villa del presidente di Confindustria, a Serradifalco, vicino Caltanissetta. “Normale archivio sui patti per la legalità degli ultimi venti anni”, dicono i legali. Centinaia di faldoni che sono stati sequestrati. Ma non tutti, perché proprio ieri Montante ha mostrato alla Presidente della Corte d’appello alcune cartelle contenenti degli articoli e altri fogli. Ieri, Montante ha descritto la stanza ‘dei segreti’: “Era uno spazio di 1 metro e 50 per un metro e 50, la stanza della legalità – dice – quando arrivavano persone vicine a me, come Alfonso Cicero” l’ex amico e oggi uno dei più grandi accusatori, “loro stesso andavano a posare il fascicoletto nella stanza”.

“Addirittura Cicero aveva l’esigenza, e vi posso leggere qualche messaggio o mail per dare l’idea, di portarli nella stanza. Ricordo una volta che portò in regalo un quadro della legalità e lo portò nella stanza”. E aggiunge: “Quella stanza non si poteva chiudere. C’era una porta di metallo, una porta blindata, ma era difettosa da 14 anni e per rimuoverla ci volevano tanti soldi. Poi c’era un mobile, una libreria piccola. Non potevamo lasciare gli scaffali di ferro aperti e c’era una libreria senza catenacci”.

“C’erano solo carte – continua ancora Montante – Spesso non le leggevo neppure. Tutte le fascicolazioni di Cicero non le leggevo. Erano scritte di pugno suo. Gliene mostro una sola”. E fa vedere alla Presidente della Corte d’appello Andreina Occhipint una cartella contenenti dei nomi. “Cicero mi scriveva una carpetta di pugno suo, aveva questa fissa tutti i nominativi, poi li selezionava per regione per provincia. Le potevo mai leggere? Le mettevo nella stanza. Mi sono messo la mani nei capelli quando le ho viste”. Ribadisce poi di averli “subiti” i dossieraggi.

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