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Corruzione: Montante, ‘io non ero un paladino dell’antimafia, seguivo le istituzioni’

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Caltanissetta, 11 lug. (Adnkronos) – “Io non ero un paladino dell’antimafia, io dicevo pubblicamente che il mercato era controllato dalla mafia e dai colletti bianchi e seguivo le istituzioni e ho pagato questo”. Lo ha detto l’ex Presidente degli industriali siciliani Antonello Montante proseguendo con la sua deposizione davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta nel processo di secondo grado che si celebra a porte chiuse perché con il rito abbreviato. E parla del pentito Salvatore Di Francesco, mafioso di Serradifalco, paese d’origine di Montante, l’ex dipendente dell’Asi, l’area di sviluppo industriale, che si sarebbe occupato della gestione degli appalti per conto di Cosa Nostra, e che è tra gli accusatori di Montante. “Io parlai di Di Francesco – dice Montante – ma anche di Vincenzo Arnone già allora. Dopo ogni operazione antimafia, io venivo in questo palazzo. Dicevamo che era conveniente stare dalla parte dalla legalità E ora mi trovo sotto scacco mentre per Marco Venturi, che ha assunto Arnone, perché era sua persona di fiducia, è tutto a posto. Immaginate se avessi fatto un favore ad Arnone, mi avrebbero linciato, a partire dai giornalisti”. Vincenzo Arnone è figlio del presunto boss Paolino, morto suicida in carcere nel 1992. Arnone, ritenuto membro della famiglia mafiosa nissena, è amico di infanzia di Montante. E il padre Paolino, anche se per l’accusa sarebbe stato il figlio Vincenzo, è stato testimone di nozze di Montante, nel 1980, quando l’impitato aveva 17 anni”.

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