Coronavirus: Gori (Policlinico), ‘serve auto lockdown, Milano non diventi Bergamo’

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Milano, 21 ott. (Adnkronos) – “In Lombardia oggi si viaggia a due velocità”, dice Andrea Gori, primario di Malattie infettive del Policlinico di Milano, uno degli ospedali più in apnea, dopo questi primi giorni di seconda ondata. “Milano non può diventare la Bergamo di marzo perché le moltiplicazioni dei fattori non consentirebbero di reggere. Milano di fatto era riuscita a schermare gli effetti più duri della prima ondata chiudendosi in casa prima che l’onda arrivasse da Bergamo e Lodi. Si era fatto di tutto purché reggesse”, spiega intervistato sulle pagine del Corriere della Sera. Ora la situazione sembra complicarsi.

“La prima battaglia persa è stata arrendersi al tracciamento dei casi. Significa che non potendo stare dietro ai contatti stretti dei positivi di giornata, ora ci affidiamo alla responsabilità e alla coscienza di ogni individuo: quella sorta di lockdown volontario potrebbe però aiutarci molto in questa fase, a prescindere dalle regole imposte del coprifuoco. Che anche ad essere ottimisti, prima di 10 giorni non possono dare frutti”. Gli ospedali si stanno riempiendo. “Tutti si sono riconvertiti con grande tempismo: una volta piene le Malattie infettive, stiamo recuperando spazi nelle Pneumologie. La filosofia è quella delle aperture modulari, per stare dietro alle necessità del Pronto soccorso, anticipandole. Se oggi vediamo 30 persone, sappiamo che domani potrebbero essere di più e ci adeguiamo per non andare in affanno”, spiega.

“Il resto della regione ha dato una grossa mano in questa prima settimana. Purtroppo è scritto nella pietra che i pazienti che peggiorano dopo il ricovero abbiano una fase di supporto respiratorio con i Cpap (i caschi, ndr ) e poi una parte passa in rianimazione. Dobbiamo riuscire a gestire il ritmo di questa transizione. L’incremento dell’età media dei ricoverati non ci lascia fiduciosi”, conclude Andrea Gori.

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