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Conti pubblici: Serra (Algebris), ‘non c’è rischio Italia, mercati europei non preoccupati’

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Roma, 4 gen. (Adnkronos) – “Chi si ferma all’apparenza fa un calcolo semplice. Considera i paesi con più debito pubblico, trova l’Italia in testa e trae la conclusione che sia più esposta degli altri” e questo “è del tutto errato” perché “bisogna valutare l’impatto dei tassi di interesse sull’insieme del debito, pubblico, privato e societario. Il debito complessivo in Italia vale il 330 per cento del Pil; nel Regno Unito, per fare un esempio, è al 380. Oltretutto, da noi è per il 75 per cento posseduto dagli italiani attraverso le banche e le assicurazioni. È una variabile endogena, dipende dall’interno. Così se aumentano i tassi, il maggior onere va su un italiano che poi paga le tasse”. Lo spiega, intervistato dalla ‘Stampa’, il ceo di Algebris Davide Serra.

“Abbiamo aziende e individui con un indebitamento più basso rispetto a molti Paesi europei. E una propensione al risparmio più alta”, continua, spiegando come “perché se il costo del denaro cresce colpisce i mutui, i prestiti personali, il leasing macchinari. Se va male, è il debito privato che esplode, non quello pubblico”. Per cui, spiega ancora Serra, “in Europa il mercati non sono preoccupati. L’Italia cresce più rapida di Francia, Germania e Regno Unito nonostante i tassi in aumento. L’economia ha qualità e sa adattarsi. Ci saranno dei motivi se andiamo meglio”.

Quindi, prosegue, “il rischio Italia non c’è. Anche perché quando il rendimento del Btp decennale arriva al 4 per cento il mercato comincia ad investire. Spuntano i compratori e ora siamo lì. Conviene ricordare che il deficit è di quattro punti del pil, con un avanzo corrente sensibile, l’1% al lordo della crisi energetica alla quale abbiamo reagito bene. Dopo l’aumento delle materie prime siamo quelli hanno diversificato di più in Europa. Grazie all’Eni, all’operato del governo Draghi, abbiamo ridotto la dipendenza dai russi dell’80%. È sostenibile”.