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Caso Saguto: domani al via il processo d’appello sul ‘cerchio magico’/Adnkronos (2)

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(Adnkronos) – “Un patto corruttivo permanente” tra giudici, avvocati, funzionari, ufficiali che ha creato “danni patrimoniali ingentissimi all’erario e alle amministrazioni giudiziarie” ma anche un “discredito gravissimo all’amministrazione della giustizia”, hanno scritto i giudici nelle motivazioni. L’ex giudice, che nel frattempo è stata radiata dalla magistratura, secondo i magistrati avrebbe messo in atto una “gestione privatistica”. I hanno parlato di “un quadro di desolante strumentalizzazione della funzione giurisdizionale a favore di una gestione privatistica” e di un “sistema clientelare di assegnazione degli incarichi di amministratore giudiziario”. “Un patto corruttivo di scambio di reciproche utilità tra i concorrenti, senza che mai si possa individuare l’appartenenza ad un gruppo stabile e strutturato”, ha scritto il Presidente Andrea Catalano. Un continuo scambio di favori e soldi tra Silvana Saguto e l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, condannato a 7 anni e sei mesi. Saguto, nella qualità di giudice delegato, “ne avallava le scelte gestorie, autorizzandone comunque le istanze, spesso sotto la sua dettatura, e depositava decreti con i quali liquidava” decine di migliaia di euro.

I giudici hanno parlato anche della vicenda del trolley contenente una somma ingente e che è stata uno dei perni del processo all’ex Presidente della Sezione misure di prevenzione Silvana Saguto. Una consegna di denaro, circa 20 mila euro, nascosti in un trolley, che sarebbe avvenuta in una calda serata di inizio estate, nell’abitazione della ex giudice, nel frattempo radiata dall’ordine giudiziario. “La dazione di denaro è stata pienamente dimostrata”, hanno detto i giudici. “La cronologia dei contatti che si sono susseguiti tra Cappellano e Saguto dall’8 al 30 giugno 2015 dimostra che la visita effettuata da Cappellano Seminara presso l’abitazione di Saguto la sera del 30 giugno 2015 alle 22,35 aveva come precipuo scopo la consegna del denaro ripetutamente richiestogli dalla Saguto nel corso delle conversazioni intercettate”. “I dialoghi captati – hanno spiegato i giudici – in quel periodo, danno prova della situazione di profonda crisi economica, caratterizzata da un elevato indebitamento bancario e da una carenza di liquidità, in cui versava il nucleo familiare Saguto-Caramma nei mesi da maggio a luglio 2015 e delle pressanti richieste della Saguto, ripetutamente formulate a Cappellano, di fornirle i ‘documenti’, non meglio identificati. Nelle motivazioni della sentenza i giudici di Caltanissetta elencano anche le conversazioni telefoniche ed ambientali dalle quali emergono le “difficoltà economiche vissute dalla famiglia Saguto-Caramma”.

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