Caso Amara: giudici, ‘tra Davigo e Storari cortocircuito reciprocamente fuorviante’
Milano, 3 lug. (Adnkronos) – Tra il pm di Milano Paolo Storari e l’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo si è creato “un cortocircuito sinergico reciprocamente fuorviante”. E’ uno dei passaggi delle motivazioni dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Brescia, presieduta da Roberto Spanò, che lo scorso 20 giugno hanno condannato l’ex pm di Mani Pulite a un anno e tre mesi (pena sospesa) per rivelazione di segreto d’ufficio nella cosiddetta inchiesta milanese sul caso loggia Ungheria.
“Nel dibattimento – si legge nelle 111 pagine di motivazioni – non è stato possibile rischiarare compiutamente quanto sia realmente avvenuto all’epoca del fatto e, in particolare, se quella del sostituto sia stata davvero un’iniziativa ‘self made’ o non vi sia stato, invece, un qualche mentore ispiratore, come pure farebbero pensare alcuni passaggi rimasti in ombra. Fatto sta che Storari ha rappresentato all’imputato una situazione distonica rispetto a quella reale, facendogli intendere, contrariamente al vero, che vi fossero resistenze rispetto all’indagine che intendeva sviluppare”, ossia che da parte dei vertici della procura di Milano ci fosse una presunta inerzia a procedere sulle dichiarazioni rese dall’avvocato Piero Amara sull’ipotetica loggia massonica.
“L’imputato, da parte sua, non si è limitato ad accettare l’incontro quale ‘atto di elementare cortesia e colleganza’, ma ha cavalcato l’inquietudine interiore dell’interlocutore che si era rivolto a lui con circospezione ‘essenzialmente per avere un consiglio’. A fronte delle titubanze del pm, Davigo gli aveva fatto presente che al Consiglio superiore e, dunque, ‘per traslazione ai singoli componenti’, non è opponibile il segreto. In tal modo l’imputato ha indotto il collega a compiere un atto extra ordinem quale la consegna brevi manu di copia dei verbali secretati, benché ‘in teoria’, la strada maestra per investire il Csm della questione fosse, per sua stessa ammissione, quella di ‘fare un plico riservato'” sottolinea la corte.
