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Calcio: esperto cyber security, ‘pirateria è reato e utenti rischiano anche furto di identità’

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Roma, 23 set. (Adnkronos) – Poter assistere gratis, o pagando il minimo, ai match sportivi più interessanti della stagione, per i quali servirebbe un abbonamento alla Pay tv, dal calcio, alla F1 alla MotoGp, ma anche cinema e serie tv, è una possibilità che fa gola a tanti, e che è all’origine della pirateria audiovisiva. Si tratta di un illecito, punibile con multe e reclusione. In Italia alimenta un giro d’affari di oltre 200 milioni di euro.

“Come si può combattere? Spiegare alle persone che si tratta di un reato evidentemente non basta a dissuaderle da questa pratica. Tuttavia potrebbe essere utile invitarle a riflettere sul fatto che i rischi connessi alla fruizione di contenuti video e audio illegali presenta rischi che non sono soltanto di natura giudiziaria. Da anni la criminalità informatica ha adottato la tecnica di infettare questi contenuti con malware che compromettono la sicurezza dei dispositivi attraverso cui vengono visualizzati. Talvolta sono poche righe di codice nascoste nei sottotitoli o in una immagine apparentemente innocua. Le conseguenze per il malcapitato raramente sono gradevoli. Credo che nessuno possa dirsi lieto di subire un furto di identità”. Sono le parole di uno dei massimi esperti internazionali di cyber security, Alessandro Curioni, all’Adnkronos, sul problema della pirateria legata al calcio e allo sport in tv e streaming. Curioni, azionista e presidente della Di.Gi. Academy, azienda specializzata nella formazione e nella consulenza nell’ambito della cybersecurity, è anche autore di saggi di libri di successo. L’ultimo uscito è il ‘Il giorno del Bianconiglio’.

Su cosa posso fare le grandi pay tv per trovare delle soluzioni contro questi cyber crimini, Curioni ha aggiunto: “In realtà le pay tv possono soltanto aumentare i propri controlli interni di sicurezza, perché è evidente che i contenuti vengono trafugati dai loro sistemi. Dall’altro l’Unione Europea sta puntando sulla responsabilizzazione delle piattaforme on line, imponendogli di vigilare su quanto le persone rendono disponibile pubblicamente. In altre parole se un utente di Telegram distribuisce l’episodio finale di una grande serie televisiva, toccherebbe a Telegram stesso controllare la liceità della trasmissione e nel caso bloccarla. Se non adempie scatteranno delle sanzioni per la piattaforma. Di certo si tratta di un’ulteriore strumento per limitare la diffusione illecita di materiale protetto da diritto d’autore, ma dubito che possa risolvere il problema. Per quanto sia banale da dire è un problema culturale, di abitudine a cogliere il confine tra lecito e illecito che in quest’ambito sembra non essere compreso”. (segue)

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