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Basket: Lillard, ‘non mi piace ciò che è diventata la Nba, non contano solo i titoli’

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Portland, 15 mar. – (Adnkronos) – “La Nba è profondamente cambiata da quando sono arrivato: mi aspettavo che le cose evolvessero, tutto è in costante mutazione, ma sento che qualcosa è saltato. Io scendo in campo perché amo questo gioco, voglio competere, voglio provare l’emozione della vittoria, voglio vedere i miei compagni trovare soddisfazione e il giusto riconoscimento: mi piace condividere le emozioni con la squadra, il gruppo con cui passo la maggior parte del tempo. Oggi invece è tutto un: ‘La regular season non conta!’, ‘Vinci un anello e poi parli!’, ‘Questo è un MVP e tu no!’. Io dico: calma, che roba è questa?”. Lo dice il playmaker dei Portland Trail Blazers, Damian Lillard, uno dei migliori giocatori Nba, in intervista al’ex giocatore JJ Redick.

Proseguendo con esempi di esperienze personali – c’è chi gli ha chiesto nelle scorse settimane: ‘Quand’è che vinci un titolo NBA?’ – Lillard è poi giunto al nodo della questione: “Mentre capisco la logica e sono ben cosciente dell’importanza di giocare per vincere dei titoli – tutti noi che scendiamo in campo puntiamo a conquistare l’anello – non possiamo però continuare a comportarci e recitare come se non contasse più nulla, come se il resto delle cose, come se il viaggio non avesse alcuna importanza. Non possiamo permetterci di fare così: ci sono davvero tanti modi di interpretare la propria esperienza in Nba, ci penso spesso e non so sinceramente se potrò ancora giocare a lungo perché non mi diverte tutto ciò che la Nba sta diventando”. Nella riflessione poi, come sottolineato anche da Redick, a impressionare è spesso la capacità di Lillard di estraniarsi da tutto il rumore e il caos che si genera attorno a lui:

“Quello che fa la differenza è la vita reale: non approccio a ciò che mi accade nel quotidiano pensando di essere ‘Damian Lillard’. No, torno a casa e gioco con i miei figli, vado a trovare mia madre, frequento la mia famiglia: passo le serate al telefono con i parenti a parlare di cose qualunque, comuni. Ho una vita stabile, che non è definita da ciò che sono come giocatore Nba: ho degli amici veri, gente che fa una vita normale. Non passo le giornate davanti la TV a provare a capire cosa fare per ingraziami chi critica o a migliorare la mia immagine”.