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Atletica: Donati, ‘sistema antidoping studiato ad arte per non colpire’

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Roma, 12 apr. (Adnkronos) – “La docuserie sul doping in Russia di Netflix ha colpito molto. Speriamo che anche su Alex Schwazer colpisca la gente. Il mondo dello sport è molto conformista, vola in basso, vive di luce riflessa, di risultati, ma il sistema antidoping non funziona. Gli atleti hanno due ‘missing test’ che vengono utilizzati per saltare i controlli, poi hanno una finestra oraria che viene tolta prima delle Olimpiadi. E’ un sistema studiato ad arte per non colpire. La positività è dello 0,…. %…”. Queste le parole di Sandro Donati, esperto di doping ed allenatore del marciatore Alex Schwazer nell’incontro con la stampa per la presentazione della docuserie Netflix ‘Il caso Alex Schwazer’ svoltasi questa mattina a Roma. “C’è bisogno di una riflessione: dobbiamo finirla con l’atleta che serve solo per i risultati e quando ha la minima crisi nessuno si interessa di lui”, ha aggiunto Donati che punta poi la sua attenzione del caso che ha visto coinvolto l’ex marciatore sul famoso database.

“E’ un archivio che ho trovato negli atti giudiziari, 11 anni di esami fatti ad atleti. Chi faceva lezioni di etica si limitava a scrivere in un archivio i casi di positività senza agire. I dirigenti Wada lo hanno messo in un cassetto. Hanno cercato solo di scoprire altri aspetti, poi è finito per essere reso noto dai media. A quel punto l’unica loro preoccupazione era capire come fosse uscito…”, ha aggiunto Donati. “Conosco questa gente profondamente, hanno commesso l’errore di inserirmi in varie commissioni pensando che mi adeguassi. Ho avuto gli strumenti per capire queste persone, per rendermi conto della portata limitata, hanno potere. Questa storia è servita per riflettere e capire. Conconi e Ferrari? Quella generazione del doping manifesto si è quasi estinta ma di allievi ne hanno creati tanti e ora denunciando il doping si è inabissato, prima era più manifesto. Quando ho denunciato sono diventati più accorti e sofisticati, lì è stato il mio errore ma a quel tempo non potevo fare altro”, ha sottolineato l’esperto.

“Se il giudice penale dice che è stata manipolata la sua urina, loro dovevano prenderne atto, invece hanno disprezzato la legge e hanno detto che avrebbero querelato. Le istituzioni sportive non mi hanno mai querelato. La Procura di Bolzano? Avrebbe dovuto agire nel 2016. Non hanno avuto risposte sei anni dopo dalle rogatorie internazionali. L’unico che ha agito con decisione è stato il Gip. Comunque le vicende non sono chiuse. L’indagine di Bolzano non è affatto chiusa, Gip non ha firmato il decreto di archiviazione e nei prossimi giorni avvocato Brandstätter, presenta istanza di revisione, si aspetta una risposta anche dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo”, ha aggiunto Donati sulla vicenda.