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“A Gaza un genocidio”, da McEwan a Smith: la lettera-denuncia di 380 scrittori

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(Adnkronos) – "Rimanere in silenzio ci rende complici. Siamo testimoni dei crimini di genocidio e ci rifiutiamo di approvarli con il nostro silenzio": 380 scrittori, artisti e organizzazioni culturali internazionali – tra cui Zadie Smith, Ian McEwan, Russell T Davies, Hanif Kureishi e George Monbiot – hanno firmato una lettera aperta che denuncia la guerra condotta dal governo israeliano nella Striscia di Gaza come un "genocidio". Il documento, reso pubblico oggi, mercoledì 28 maggio dal quotidiano inglese "The Guardian", chiede un cessate il fuoco immediato, la distribuzione senza restrizioni di aiuti umanitari e l'imposizione di sanzioni nel caso in cui le richieste vengano ignorate. "La parola 'genocidio' non è più oggetto di dibattito tra gli esperti di diritto internazionale e le organizzazioni per i diritti umani", si legge nella lettera. Tra i firmatari compaiono anche l'artista Brian Eno, la scrittrice Jeanette Winterson, lo scrittore Irvine Welsh e la romanziera Elif Shafak. Le organizzazioni come Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno identificato "atti genocidiari" da parte delle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Inoltre, le dichiarazioni pubbliche dei ministri israeliani Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir sono definite come "espressioni esplicite di intenzioni genocidarie".  La lettera, curata dagli scrittori Horatio Clare, Kapka Kassabova e Monique Roffey, si apre con una poesia della scrittrice palestinese Hiba Abu Nada, uccisa in un attacco aereo israeliano nell'ottobre 2023. Il componimento, intitolato "A Star Said Yesterday", immagina un rifugio cosmico per i palestinesi, contrapposto al costante pericolo di morte che affrontano oggi. Nel testo del documento, gli autori rifiutano l'idea che i palestinesi siano "vittime astratte di una guerra astratta" e denunciano l'uso delle parole "per giustificare l'ingiustificabile". "Il termine genocidio non è uno slogan – scrivono i 380 firmatari – ma comporta responsabilità legali, politiche e morali". Il documento cita una recente dichiarazione dell'Alto Commissariato Onu per i diritti umani: "Mentre gli Stati dibattono sul termine – è o non è genocidio? – Israele continua la distruzione sistematica della vita a Gaza, con attacchi via terra, aria e mare". Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto l'accusa di genocidio come "falsa e oltraggiosa", definendola "un insulto che ogni persona decente dovrebbe rifiutare". Secondo il ministero della sanità di Gaza, controllato da Hamas, oltre 53.000 palestinesi sono stati uccisi dall'inizio della guerra il 7 ottobre 2023. Nell'attacco lanciato da Hamas contro Israele lo stesso giorno, oltre 1.200 israeliani sono stati uccisi. "Nominare il crimine di Hamas contro i civili israeliani come crimini di guerra e contro l'umanità è giusto – si legge nella lettera – ma è altrettanto giusto definire l'attacco alla popolazione di Gaza come genocidio". Gli autori dichiarano la loro opposizione a ogni forma di antisemitismo, razzismo o violenza, sia contro i palestinesi che contro gli ebrei o israeliani. "Questo non è solo un appello alla nostra comune umanità – concludono – ma una presa di posizione morale come scrittori del nostro tempo. Rimanere in silenzio ci rende complici". 
Tra i firmatari figurano anche Jonathan Coe, Susie Orbach, Kevin Barry, Marina Warner, e la sezione scozzese di Pen International. Il messaggio finale è inequivocabile: "Siamo testimoni dei crimini di genocidio e ci rifiutiamo di approvarli con il nostro silenzio". —internazionale/[email protected] (Web Info)

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