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Rinnovabili: possibili miglioramenti allo spalma-incentivi?

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Le aperture del Ministro Guidi su eventuali modifiche allo spalma-incentivi, arrivano poco prima dell’odierna entrata in vigore del DL Competitivita’, che comprende i tagli alle bollette elettriche

Il Ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi non esclude la possibilità di apportare dei miglioramenti e delle correzioni al decreto spalma-incentivi sulle energie rinnovabiliIn una recente intervista rilasciata al Sole24 ore, infatti, il Ministro ha fatto sapere di non poter escludere eventuali modifiche apportate in Parlamento. Intanto però, il provvedimento ‘taglia bollette’, (ossia il DL Competitività), è stato pubblicato proprio oggi nella G.U. senza ulteriori intoppi. I due provvedimenti, come si ricorderà sono legati a doppio filo, visto che il taglio del 10% della spesa per l’energia elettrica, avrà pesanti ripercussioni sui finanziamenti per il fotovoltaico sia da parte degli investitori esteri che da parte delle Pmi. Una denuncia, questa, già avanzata dalle principali associazioni di categoria del settore, Anie/Gifi e Assorinnovabili, che nei giorni scorsi hanno evidenziato proprio la difficoltà delle piccole e media imprese con l’entrata in vigore del decreto taglia-bollette. Le uniche aziende infatti, a trarre dei benefici (in termini di sgravi fiscali) da questo provvedimento, saranno le utenze che hanno impianti fotovoltaici con una potenza impiegata superiore a 16.5 kW, ma non le Pmi. Il nuovo sistema, che taglierà i costi dei soggetti collegati in media e bassa tensione con una potenza impegnata superiore ai 16.5 kW, non riguarda però quelle che sono al di sotto di quella soglia: ossia ben 4 milioni tra imprese e lavoratori autonomi. Per queste due categorie, non sono previsti sgravi, che invece saranno solo per il 15% delle imprese. Senza contare che il decreto penalizzerà il settore del fotovoltaico a causa del famigerato spalma incentivi. Con questo decreto, sempre secondo quanto dichiarato dalle associazioni di categoria, ben 8.600 imprese, su un totale di 200.000, (che attualmente percepiscono il 60% degli incentivi per il fotovoltaico) potranno scegliere tra un allungamento da 20 a 24 anni del periodo di erogazione dei benefici ed un’autoriduzione degli incentivi erogati su 20 anni. La norma, di fatto, taglierebbe le risorse destinate agli impianti solari già funzionanti, causando il licenziamento di almeno 10.000 lavoratori proprio delle Pmi. Per Assorinnovabili, si tratta quindi  di ‘un inaccettabile provvedimento retroattivo che danneggia la credibilità del Paese, tradisce la certezza del diritto ed allontana definitivamente gli investimenti esteri dall’Italia, diminuiti già del 58% dal 2007. ‘

Sulla base di questo scenario, il recente intervento del Ministro Guidi, tende a tranquillizzare gli animi: ‘Non posso escludere miglioramenti o correzioni. Ma ci tengo a ribadire che questa operazione ha un obiettivo di redistribuzione: qualche sacrificio per chi in questi anni ha goduto di extrabenefici per favorire una fascia di imprese che paga dal 30 al 50% in più ai concorrenti europei’.

A preoccupare il settore delle rinnovabili italiane in realtà, non è solo la riduzione obbligatoria degli incentivi al fotovoltaico, ma anche per tutti gli impianti rinnovabili che operano in autoconsumo. Secondo le versione più recente del decreto infatti, dovrebbero essere introdotti nuovi oneri di sistema del 5/10% per l’energia consumata all’interno di RIU (Reti Interne di Utenza) e SEU (Sistemi Efficienti di Utenza).

Il DL Competitività, nel frattempo è entrato in vigore con norme che interesseranno il ricambio generazionale, turn over e mobilità obbligatoria, authorithy anticorruzione, distacco e permessi sindacali, avvocatura dello Stato, taglio sulle bollette elettriche, agricoltura e ambiente. E su questi ultimi due provvedimenti: da un lato è previsto, appunto, il taglio del 10% dei costi delle bollette energetiche e, a favore delle aziende, ci sarebbe anche il rafforzamento dell’aiuto alla crescita economica (Ace). Infine, su agricoltura e ambiente sono previste pene più severe sui reati ambientali ed un cronoprogramma stringente per le verifiche riguardanti le aree a rischio della ‘terra dei fuochi’.

(Matteo Ludovisi)

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