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Produrre energia pulita dagli scarti dell’olio da cucina

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Dalle acque di vegetazione dell’olio da cucina e’ possibile ricavare energia : il liquido e’ ricco di oli, zuccheri e polifenoli che possono essere sfruttati per produrre elettricita’ 

Produrre energia pulita dalle acque di scarto dell’olio da cucina. Si tratta, in pratica, di un nuovo processo che l’Enea, (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ha messo a punto per il trattamento delle acque derivanti dai processi di macinazione delle olive, le cosiddette ‘acque di vegetazione’.

Produrre energia pulita dalle acque di vegetazione sarà in particolare possibile grazie ad una speciale ‘lavorazione’ in grado di ricavare circa 18 metri cubi di idrogeno da 1 metro cubo di ‘acqua oleare’ (i primi test di laboratorio lo hanno già dimostrato). Secondo le recenti scoperte dei ricercatori Enea, la nuova tecnica sfrutterà proprio le caratteristiche dell’acqua di vegetazione, ricca di oli, zuccheri e polifenoli, per depurare, filtrare e concentrare queste componenti basilari in un impianto di ‘reforming catalitico’, (solitamente usato nei processi chimici di sintesi degli idrocarburi e per generare idrogeno dai combustibili fossili), dai cui si otterrà la miscela gassosa utile alla produzione di energia pulita.

Produrre energia pulita estraendo idrogeno dalle acque di vegetazione è ovviamente un processo che richiede dei costi di investimento e di gestione notevoli, soprattutto per le grandi industrie olearie. Per questa ragione, l’ENEA suggerisce di sfruttare il suo brevetto in tutte le sue possibili direzioni, al fine di garantire dei ritorni economici che possano velocemente coprire e superare le spese iniziali. Ad esempio, è possibile recuperare calore (e quindi risparmiare energia) con la combustione delle sanse e la combustione dei gas prodotti dalle apparecchiature di processo. Inoltre questa ‘tecnica’ può essere impiegata anche per trattare altre biomasse potenzialmente inquinanti, come le acque reflue dell’industria alimentare, (ad esempio quelle prodotte dai caseifici). Infine, le acque di vegetazione, una volta depurate, possono essere utilizzate come base per bevande speciali, con caratteristiche ipotensive e nutraceutiche, visto che la loro composizione è ricca di potassio e povera di sodio.

L’olio trattato con il brevetto Enea, in ultima analisi, sarà quindi più ecologico, perché permetterà di riutilizzare intelligentemente le diverse milioni di tonnellate di ‘acqua di vegetazione’ non depurata che, attualmente, vengono sparse ogni anno in Italia sui suoli agricoli (in maniera più o meno controllata), con impatti considerevoli per l’ambiente.

Matteo Ludovisi

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