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Case poco efficienti: l’Italia ha due mesi per adeguarsi alla direttiva Ue

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L’Italia e’ stata deferita dalla Commissione Europea per il suo mancato adeguamento alla Direttiva Ue sull’efficienza energetica degli edifici. Si rischia una nuova multa

In Italia, le case e gli edifici sono poco efficienti.Lo ha dimostrato anche un autorevole report di Legambiente, ‘Tutti in Classe A’: un’indagine condotta in 21 città,utilizzando la tecnica della termografia, ha svelato che, su 200 edifici dichiarati in Classe A, pochissimi, in realtà, erano quelli efficienti. La maggior parte delle case prese in esame ha praticamente svelato di risparmiare poco ed inquinare molto. Lo studio di Legambiente ha poi evidenziato che più del 64% delle famiglie utilizza caldaie la cui efficienza risulta essere nettamente inferiore a quelle di nuova generazione. Stesso dicasi per gli impianti elettrici e gli elettrodomestici, dove lo spreco di corrente e la dispersione energetica registrano livelli molto elevati.

In Italia il settore edilizio rappresenta, quindi, una delle principali fonti di spreco energetico. E non c’è da stupirsi quindi, che la Commissione Europea abbia inviato un ‘parere motivato’ all’Italia, nell’ambito della sua procedura d’infrazione sulla Direttiva Ue, per l’efficienza energetica degli edifici. Si tratta di una procedura burocratica che obbliga l’Italia ad adeguare, entro due mesi, la sua normativa nazionale alla Direttiva 2010/31/UE. L’Italia ora è chiamata a stabilire e ad applicare, all’interno di una legge nazionale, le norme minime di rendimento energetico agli edifici nuovi ed esistenti, e a garantire la certificazione della prestazione energetica e l’ispezione regolare degli impianti di riscaldamento e di condizionamento all’interno delle case. La pena per il mancato adeguamento del nostro Paese a questa Direttiva è la possibilità di essere deferiti davanti alla Corte di Giustizia dalla stessa Commissione Europea e, con grande probabilità, di essere costretti a pagare l’ennesima multa all’Ue.

L’Italia d’altronde, è già stata recidiva (e per parecchio tempo) ad una riqualificazione energetica delle case. Già nel 2010 infatti, subì le stesse identiche procedure da parte della Commissione Europea, per non essersi conformata alla precedente Direttiva 2002/91/CE.

La Direttiva Europea sull’efficienza energetica degli edifici impone, ovviamente, dei vicoli stringenti da rispettare perché si è stabilito che le case rappresentano nell’Unione europea circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni di CO2 e, proprio con queste regole, si cercano di ridurre progressivamente gli sprechi e gli impatti con l’ambiente. Purtroppo, dopo le diverse condanne e procedure aperte in materia di gestione dei rifiuti, gli italiani rischiano ancora una volta, per l’incapacità del nostro Stato di adeguarsi alle regole europee, di dover metter mano al portafogli.

Matteo Ludovisi

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