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Arredamento sostenibile: dal riciclo al “Re:composed”

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Sostenibilita’ e design. Da una societa’ di Amsterdam nasce una linea di arredamento per la casa  realizzata con materiali di scarto dei settori industriale, agricolo, tessile ed automobilistico

Mobili di legno? Roba vecchia. Per arredare la casa, ormai, non c’è più bisogno di tagliare quintali di alberi. Oggi i mobili si riciclano o nascono da materie impensabili, cartone, bottiglie di plastica e sughero. Ma anche scarti di pomodoro, jeans da buttare e automobili da rottamare. L’idea arriva da una società di Amsterdam, Springtime, che ha creato una linea di mobili dal design particolare e retrò derivante dagli scarti alimentari e non, chiamata Re:composed. Dal tavolo creato dai pezzi di un’auto destinata alla demolizione, ad un vassoio nato da una pianta da frutto rifiutata dagli agricoltori perché poco produttiva.

Più che riciclo. Il processo alla base della realizzazione di questi oggetti, infatti, si trova a metà tra il compostaggio e l’ingegneria industriale: i materiali vecchi derivanti da più settori – agricolo, tessile, meccanico, ecc. -, decomposti, trattati con una speciale bioresina e mixati fra loro, danno vita a materie prime totalmente nuove, particolarmente modellabili e, al tempo stesso, solide e durature. Così dalle automobili si estraggono le parti in latta e alluminio, dal settore tessile materiali grezzi come il denim, mentre dall’agricoltura si prendono tutti quei prodotti non più idonei a generare frutti. Procedura di realizzazione sostenibile, ma anche forme innovative, tutte curate nei minimi particolari.

Flavia Dondolini

 

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arredamento, design, Re:composed, riciclo, scarto, Springtime

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