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Clima. Restano solo 10 anni per salvare il pianeta

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I primi dati del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC parlano chiaro: tra 10 anni il punto di non ritorno

Secondo quanto trapelato del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (il team scientifico dell’ONU), ci rimangono solo 10 anni per salvare il problema da un cambiamento climatico irreversibile.

Questo a causa dell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera. Riusciremo a non arrivare ad un “punto di non ritorno” solo se entro fine secolo la sua concentrazione rimarrà sotto il tetto delle 421 parti per milione. Un valore molto basso visto che già ora siamo oltre i 400 e cresciamo con un tasso di circa 2 parti per milione ogni anno. Se mantenessimo quindi questo ritmo già alla fine del prossimo decenio andremmo oltre tale soglia.

Ci resterebbe quindi poco tempo per decidere del futuro del nostro Pianeta. Bisogna quindi attuare politiche mirate ed efficaci per la riduzione dei gas serra e quindi dell’utilizzo dei combustibili fossili, responsabili assieme alla produzione di cemento dell’89 per cento delle emissioni, ma anche bloccare la la deforestazione, che pesa per il rimanente 11 per cento.

Composto da circa 2.200 pagine, frutto di oltre 6 anni di lavoro da parte di 259 esperti di 39 paesi differenti e coadiuvati da un team di 1.500 esperti, il Quinto Rapporto IPCC è ora al vaglio dei governi.

L’ultima fase di revisione e approvazione si svolge a Stoccolma, dal 23 al 26 settembre, dopodichè il documento definitivo verrà pubblicato e il riepilogo sarà disponibile anche online. Ma le prime informazioni che sono trapelate già fanno discutere: La prima grande novità è la percentuale di probabilità che il riscaldamento globale verificatosi a partire dagli anni ’50 abbia come prima causa l’attività umana (principalmente per la combustione di combustibili fossili): il 95%.

Nel 1995, tale probabilità era stata stimata al 50%, per crescere al 66% nel 2001 e al 90% nell’ultimo report IPCC del 2007. Si va quindi sempre più verso la certezza scientifica della responsabilità antropogenica dei cambiamenti climatici.
Altra certezza che trova riscontri scientifici sempre più concreti è la relazione tra l’aumento dei gas serra in atmosfera e le ondate di calore si afferma con maggiore sicurezza.

Tutto questo fa così accrescere il rischio che l’aumento di temperatura superi la fatidica soglia dei 2°C entro la fine del secolo. Più nel dettaglio gli scenari previsti sono 4, dal più roseo al più nero.

Il più drammatico prevede, infatti, un aumento della temperatura di ben 3,7°C rispetto al periodo 1986-2005, il che vorrebbe dire addirittura un aumento superiore ai 4°C rispetto all’era preindustriale. Ciò porterebbe ad un aumento del livello dei mari di ben 82 cm con conseguenze disastrose per molte città costiere, Italia inclusa.
Il migliore, invece, prevede un aumento della temperatura di 1,7°C con conseguente innalzamento del livello dei mari contenuto a “soli” 29 cm.

Sarà quindi proprio l’aumento della temperatura il sorvegliato speciale nel rapporto che uscirà tra pochi giorni. Essa infatti negli ultimi 15 anni è aumentata di 0,04°C per decennio, mentre tra il 1970 e il 1998 è cresciuta di 0,17°C. Le cause del rallentamento all’esame dagli esperti sono diverse: una maggiore quantità di polveri emesse dalle eruzioni vulcaniche, che attenuano le radiazioni solari; una minore intensità dei raggi solari nell’ultimo decennio; la possibilità che il clima sia meno sensibile alla concentrazione di gas serra. Tuttavia, l’ipotesi più accreditata è che l’aumento della temperatura dell’aria sia minore perché gli oceani stanno accumulando più calore di quanto ci si aspettava. Infatti, solo il 2% dell’aumento della temperatura media globale interessa l’atmosfera. Il resto viene assorbito dagli oceani, che si riscaldano sempre più in profondità.

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