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Il pianeta che non c’è, ma c’è stato

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Alcuni diamanti presenti in un meteorite che si schiantò sulla Terra qualche anno fa ci raccontano di un pianeta ormai sparito dall’universo

Di recente, un gruppo di scienziati guidati dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera ha utilizzato la microscopia elettronica a trasmissione per esaminare dei diamanti contenuti in una porzione del meteorite Almahata Sitta. Sulla base delle loro ricerche, gli scienziati hanno potuto rivelare che il meteorite in questione provenisse da un embrione planetario, con una dimensione mediana tre quelle di Mercurio e Marte, che è stato distrutto in una collisione circa 4,5 miliardi di anni fa.

Il meteorite Almahata Sitta ,è esploso nel deserto nubian,o in Sudan quasi un decennio fa ed è proprio dai suoi frammenti che gli scienziati sono riusciti ad avere informazioni su un’era alla quale di solito non hanno nessun accesso. In gran parte, questi frammenti di meteorite sono ureiliti, un raro tipo di meteorite roccioso in cui si possono trovare diamanti di dimensioni nanometriche.
Incorporati nei diamanti c’erano cromiti, fosfato e solfuri di ferro-nichel, ovvero le inclusioni che conservano la firma del misterioso pianeta perduto.

Quello che pensano i ricercatori è che, nel primo sistema solare, i grandi pianeti protettivi abbiano tirato le orbite degli altri fino a quando non si sono coalizzati, si sono schiantati o si sono frammentati. Le ureilite potrebbero provenire da un protopianeta che deve essere esistito per alcuni milioni di anni prima di scomparire a causa di una collisione.

La ricerca, alla quale hanno contribuito scienziati di istituzioni francesi e tedesche, è stata recentemente pubblicata sulla rivista «Nature Communications».

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Redazione Ecoseven

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