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Obiettivo rifiuti zero? Possibile, con l’economia circolare

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Il rifiuto di qualcuno deve diventare risorsa per qualcun’altro: ecco l’economia circolare

Il modo più intelligente per non aver rifiuti da smaltire è evitare di produrne. 

Il classico ciclo economico produrre, usare e buttare è perverso perché prevede che ci sia un mondo di risorse infinite e che eliminare i rifiuti sia una pratica a basso impatto.

Ma sappiamo bene che non è così. Questo modello è pericoloso per noi e per l’ambiente, oltre a essere economicamente insostenibile sul lungo periodo.

Ma quali sono i passi per arrivare all’obiettivo rifiuti zero?

Prima di tutto bisogna fare la raccolta differenziata. Differenziare i rifiuti è fondamentale, anche se non basta. Comunque ci aiuta a non disperdere e a ‘salvare il salvabile’.

I passaggi chiave sono prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero, compreso il recupero di energia, e smaltimento.

Ma se vogliamo fare dei passi avanti dobbiamo porci degli obiettivi ambiziosi. La Commissione europea ha presentato in dicembre un pacchetto di proposte a favore dell’economia circolare che vanno a modificare le direttive sulla gestione di vari tipi di rifiuti. Il pacchetto era già stato annunciato quest’estate.

Vediamo alcuni punti significativi della proposta per capire come avvicinarci al risultato:

  • aumento al 65% entro il 2030 dell’obiettivo relativo alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti urbani;
  • aumento degli obiettivi relativi alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti di imballaggio e semplificazione dell’insieme degli obiettivi;
  • graduale limitazione al 10% entro il 2030 dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani;
  • maggiore armonizzazione e semplificazione del quadro giuridico in materia di classificazione come “sottoprodotto” e di cessazione della qualifica di rifiuto;
  • nuove misure per promuovere la prevenzione, anche dei rifiuti alimentari, e il riutilizzo;
  • introduzione di condizioni minime per il regime della responsabilità estesa del produttore;
  • introduzione di un sistema di segnalazione preventiva per il controllo della conformità agli obiettivi di riciclaggio;
  • semplificazione e razionalizzazione degli obblighi di comunicazione.

La Commissione pone l’accento anche sul tema della prevenzione: ‘la generazione di rifiuti alimentari nella produzione primaria, nella trasformazione e nella fabbricazione, nella vendita e in altre forme di distribuzione degli alimenti, nei ristoranti e nei servizi di ristorazione, nonché nei nuclei domestici’

Il concetto di economia circolare a cui si ispira l’Europa prevede di trarre il massimo dalle risorse, quindi reimmetetrle nel ciclo produttivo e non conferirle in discarica come rifiuti. Il punto centrale del concetto di economia circolare è la possibilità che essa possa ‘rigenerarsi da sola’.

La Ellen MacArthur Foundation ne dà la seguente definizione: ‘è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera’.

Per arrivare a questo risultato bisogna organizzare un sistema per cui il rifiuto di qualcuno diventi risorsa per qualcun’altra. Questo si contrappone quindi alla ‘vecchia’ economia lineare che segue uno schema che inizia dall’estrazione del materiale per concludersi nello smaltimento in discarica.

Anche l’Italia ha iniziato lo scorso anno a muovere i primi passi verso l’economia circolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

economia circolare, europa, Italia

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