Scienze: ecco come percepire la musica senza udito

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Un team di scienziati della John Hopkins University, sta elaborando un modello matematico in grado di rappresentare la musica attraverso degli specifici collegamenti neuronali presenti nel cervello

E’ possibile percepire la musica senza udito? Sembrerebbe di si, almeno secondo un gruppo di scienziati statunitensi della John Hopkins University, impegnati ad elaborare un modello matematico per riprodurre l’attività delle cellule cerebrali e definire come si riesca a differenziare il timbro dei diversi strumenti musicali (batteria, basso, chitarra, violino, pianoforte etc.). Un approccio al problema, quello degli scienziati, che in futuro potrebbe anche aiutare le persone con disabilità uditiva a percepire ed apprezzare la musica.

Secondo gli scienziati, ‘il nostro cervello si basa su un certo numero di attributi sonori che analizzano la musica attraverso le orecchie.’ In pratica, si tratta di caratteristiche che possono essere molto semplici, come la rumorosità, oppure decisamente più complesse, come l’identità di uno strumento rispetto ad un altro, chiamata formalmente ‘timbro’.

La ricerca condotta dai ricercatori della John Hopkins ha quindi l’obiettivo di risolvere il quesito principale relativo alla natura del suono nel nostro cervello. Il punto di partenza dello studio, è stato quello di analizzare come i suoni vengano ‘processati’ nel sistema uditivo del cervello, in modo da costruire una rappresentazione degli aspetti acustici che definiscano il timbro degli strumenti musicali. L’aspetto più interessante quindi, ha riguardato l’elaborazione di un modello matematico che fosse in grado di codificare, e quindi di rappresentare, i vari attributi del suono che dalle orecchie arriva al nostro cervello (tono, frequenza, tempo, timbro musicale etc.). In sostanza, sono stati analizzati i collegamenti neuronali collegati ad un preciso aspetto sensoriale del suono.

L’idea di una rappresentazione matematica che codifichi il suono direttamente nel nostro cervello, avrebbe ovviamente delle ripercussioni straordinarie per quelle persone portatrici di handicap uditivi. Si potrebbe infatti bypassare l’interazione fisica del suono nelle orecchie, e arrivare direttamente ad una percezione della musica attraverso la stimolazione diretta di specifici collegamenti neuronali nel cervello. Per adesso, gli scienziati sono riusciti a costruire un modello matematico in grado di  rappresentare gli input sonori con una precisione del 98%. Ma la strada è ancora lunga. In futuro però, assicurano i ricercatori, si potrebbero elaborare modelli informatici sulla base di queste scoperte, in modo da realizzare delle tecnologie all’avanguardia in grado di aiutare le persone con disabilità uditive ad ‘assaporare’ tutti i piaceri della musica.

(ml)

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