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Processo Eternit: chiesti vent’anni di carcere per Schmidheiny e De Cartier

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Si sta svolgendo a Torino il processo d’appello per il caso Eternit. E il pm Raffaele Guariniello ha chiesto vent’anni di carcere per Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, imputati di disastro doloso

Ancora processo Eternit. Ancora amianto e ancora dolore per le vittime. Nel processo di appello contro l’Eternit Group, che si sta svolgendo a Torino, il pm Raffaele Guariniello, affiancato dai sostituti Gianfranco Colace e Sara Panelli e dal pg Ennio Tommaselli, ha chiesto vent’anni di carcere per Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, imputati di disastro doloso (la dispersione nell’ambiente delle fibre di amianto ha provocato 1800 morti) e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche.

L’accusa conferma le richieste fatte nel processo di primo grado, quando i due magnate dell’azienda Eternit di Casale Monferrato erano stati condannati a 16 anni di carcere, e indica Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier responsabili di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche negli stabilimenti italiani del gruppo Eternit, gruppo che produceva una miscela di cemento-amianto pericolosa per l’ambiente e l’uomo.

Il pm Raffaele Guariniello ha definito il caso Eternit, durante il processo di appello, ‘una tragedia immane e sconvolgente’, che continua a mietere vittime. L’eternit, sbriciolandosi, rilascia nell’ambiente sottoli fibre di amianto, o asbesto, che sono direttamente correlate con l’aumento di casi di  mesotelioma nel comune di Casale Monferrato, dove l’azienda operava. Il Comune piemontese aveva ricevuto un’offerta da Schmideibey, 18milioni e 300mila euro a titolo di risarcimento e l’uscita dalle parti civili dal processo con la clausola di non intentare ulteriori cause contro l’azienda. Ma Casale Monferrato non ha accettato il risarcimento, scegliendo la via del processo. 

(gc)

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