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Petrolio made in italy: dove si produce? Viaggio tra piattaforme attive e nuovi trivellamenti

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Anche in Italia si produce petrolio, le zone ‘migliori’ sono il Canale di Sicilia e l’Adriatico, ma le trivelle arriveranno presto anche in altre zone

Le tratte più ambite, quando si parla di idrocarburi made in italy, sono il canale di Sicilia e il tratto adriatico tra le Marche e il nord della Puglia. In queste zone si concentrano la maggior parte delle attività estrattive. Ma tra istanze di concessione, permessi di ricerca rilasciati e istanze di permessi di ricerca e di prospezione non c’è costa o mare che si sottragga alla corsa all’oro nero. Ad esempio non si risparmia nemmeno lo Jonio, un’area marina in cui erano vietate le attività di ricerca di petrolio fino al luglio 2011.

‘Un emendamento al testo di recepimento della direttiva europea sui reati ambientali ha di fatto riaperto anche lo Jonio alle società estrattive – spiega all’Adnkronos Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – Oggi, poi, anche il limite delle 12 miglia dalla costa vale solo per le nuove richieste, quindi non per quelle avanzate prima del 2010, praticamente tutte. E’ così che Ombrina mare sorgerà a sole tre miglia dalla costa teatina’.

Qual è la situazione delle attività offshore? Di fronte alle coste marchigiane e abruzzesi si concentra il 56% delle riserve certe presenti nel sottofondo marino italiano e ad oggi vede la presenza di 6 piattaforme (Rospo mare A, B e C, Sarago Mare 1, sarago Mare A e Vongola Mare) da cui nel 2013 sono state estratte 221.312 tonnellate di petrolio.

Nell’Adriatico meridionale si stimano riserve per 511 mila tonnellate di greggio che verrà estratto dalle due piattaforme attive che si trovano di fronte a Brindisi. Nel Canale di Sicilia si stimano 3,768 milioni di tonnellate come riserve certe (38,5% del totale). Le 5 piattaforme attive estraggono (dato a fine 2013) ben 301.471 tonnellate di greggio (il 42% a livello nazionale). In tutto, in Italia sono attive 13 piattaforme e 69 pozzi.

Ci sono due piattaforme in attesa di autorizzazione, ma con parere positivo da parte della Commissione Via: sono Ombrina Mare e Vega B nel Canale di Sicilia.

I dati aggiornati a marzo 2015 parlano poi di 15 permessi di ricerca rilasciati per un’area di 5.423 kmq (6 nel Canale di Sicilia, 1 nello Jonio e 7 nell’Adriatico); 45 istanze di permessi di ricerca per un totale di oltre 26mila kmq; 8 istanze di permessi di prospezione (cioè le primissime indagini, quelle fatte – per intenderci – con airgun su aree molto vaste) che interessano Adriatico, Canale di Sicilia, Jonio e la nuova Zona E tra Sardegna e Baleari.

a.po

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Italia, legambiente, petrolio, Piattaforme petrolifere

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