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Merkel, l”angela’ custode della rivoluzione energetica in Germania

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La cancelliera tedesca Angela Merkel è l’esempio di un progetto solido, accuratamente definito, che ha l’ambizioso obiettivo di portare all’85%, entro il 2050, la produzione di energia da fonti rinnovabili. Guarda i dati di produzione di rinnovabile di Germania e Italia

La Germania esce dal nucleare come noi, ma in una condizione avanzata di sviluppo delle tecnologie ecosostenibili che non ha eguali in Europa: la sua rivoluzione energetica è cominciata già con Friburgo, città modello per l’Europa. Basti pensare che la differenziata da quelle parti contempla ben 10 tipologie di rifiuto. La nostra situazione, differente per tanti versi, riporta alle cronache eccellenze e disastri, a pochi chilometri di distanza. Laddove a Napoli le difficoltà sono note, scopriamo che nelle vicinanze, a Salerno, sulla raccolta differenziata si batte Varese. 

In fatto di propulsione ai progetti di sviluppo dei sistemi e delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, la Germania resta organizzata e compatta con step fissati al 2020 per una generazione pari al 35% dell’energia e quello del 2050, ancora più ambizioso. Ciò prevede organizzazione e capacità di “visione” del territorio e delle sue potenzialità. E allora vediamo a che punto è la Germania, e dove siamo noi. Di fronte ai 27,2 Gigawatt eolici prodotti dai tedeschi, noi siamo al 5,7, sesto posto al mondo. La Sicilia con 1.422 Megawatt eolici rappresenta un quarto della  produzione italiana e compete con i 1.200 Megawatt programmati per gli impianti sul Baltico. Settemila sono i megawatt prodotti dal fotovoltaico in Germania, di fronte ai nostri 3.000 che ci collocano al secondo posto nel mondo per impianti installati.

Sul geotermico i nostri 900 Megawatt, sono ben più dei soli 5 megawatt ma i tedeschi detengono nel settore il primo posto in Europa per riscaldamento delle città con energia geotermica. Sull’argomento lavoro, le “professioni verdi” producono ad oggi 340.000 posti in Germania e 100.000 nel nostro Paese. Prospettive fino a 250.000 ma bisogna attendere il 2020. In sintesi dai dati pubblicati su Sette, l’estratto del Corriere della Sera di pochi giorni fa, l’Italia sembra stare al passo, ma abbiamo bisogno di un traino, di buoni esempi e di legislazioni sempre più chiare e forti. Noi di Ecoseven ci auguriamo che l’Italia continui a guardare oltre le Alpi, trovando in questo grande Paese anche un modello di organizzazione per la nuova e tanto attesa “rivoluzione energetica”. (Vincenzo Nizza)

 

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