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Arezzo, a processo il direttore dello zoo

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Rinvio a giudizio per il reato di maltrattamento di animali. La soddisfazione del WWF che, insieme all’Enpa, aveva presentato la denuncia.

La procura di Arezzo ha chiesto il rinvio a giudizio per il direttore e proprietario dello zoo di Poppi (Arezzo). L’indagine ha preso le mosse da un blitz della Forestale presso la struttura, effettuato nel 2012 grazie all’azione di Enpa e WWF Arezzo che avevano presentato un esposto in cui denunciavano le cattive condizioni in cui erano tenuti gli animali. In precedenza della vicenda si era occupata anche Striscia la Notizia.

Gli uomini della Forestale, coadiuvati dai Nas dei Carabinieri di Arezzo e dai tecnici dell’Istituto Superiore di sanità, avevano svolto controlli approfonditi sulle condizioni di vita degli animali, sul loro stato di salute, sulla sicurezza di pubblico e operatori, sul tipo di alimentazione e di farmaci somministrati agli animali. Questi controlli avevano evidenziato episodi di maltrattamento nei confronti di alcuni esemplari. La procura aveva revocato da subito le autorizzazioni concesse allo zoo e disposto il trasferimento di alcuni animali (due orsi marsicani, alcuni esemplari di lupo e di gatto selvatico) poiché la struttura era stata considerata inidonea ad ospitarli. 

Il rinvio a giudizio è stato ora disposto per il reato di maltrattamento di animali.  Il WWF Arezzo esprime la sua soddisfazione. “Da anni ci battiamo perché sia fatta chiarezza su tutta la vicenda che riguarda la detenzione degli animali presso lo zoo di Poppi – ha affermato Simona Perugini Presidente del WWF Arezzo – Il fatto di giungere ad un processo significa che indipendentemente dall’esito dello stesso, la situazione riscontrata non è così rosea come la si è troppe volte voluta dipingere e quanto meno è necessario affrontarla in sede dibattimentale”.

Il processo inizierà nel marzo 2015. “Quello che ci preme sottolineare – sottolinea il presidente del WWF Arezzo –  è che l’unico nostro obbiettivo in questa vicenda è quello di verificare che gli animali siano rispettati in tutte le loro esigenze e non siano oggetto di nessuna sofferenza. In tal senso faremo il possibile per essere presenti in aula come parte offesa”.

AS

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