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L’ingerenza degli uomini nelle aree protette

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Secondo un nuovo studio, un terzo delle aree protette del mondo sta subendo un incredibile impatto umano, con costruzioni in luoghi che invece dovrebbero essere conservati così come sono

La notizia è imponente: circa 6 milioni di chilometri quadrati di aree protette in tutto il mondo devono affrontare la presenza e la pressione delle attività umane – come la costruzione di strade, l’urbanizzazione, l’agricoltura industriale. A raccontarlo è un nuovo studio, pubblicato sulla rivista «Science» che spiega come luoghi che dovrebbero rimanere così come sono, essere conservati per tutelare la loro natura, vengono invece gestiti dagli uomini senza rispetto, creando un danno per tutte le specie, vegetatali e animali, che invece dovrebbero essere protette.

Sono stati gli scienziati provenienti dalla University of Queensland, dalla University of Northen British Columbia e dalla Wildlife Conservation Society a unirsi per fare questa sorta di fotografia della realtà e spiegare, una volta di più, come ci stiamo comportando con il mondo che abitiamo. Come è noto, mancare la protezione che dobbiamo al nostro pianeta è una delle ragioni principali del continuo e catastrofico declino della biodiversità.

Nonostante tutto, però, lo studio non è completamente disfattista: secondo i risultati, le aree protette che hanno obiettivi di conservazione della biodiversità rigorosi tendono a subire meno pressione umana – luoghi come il Keo Seima Wildlife Sanctuary in Cambogia, la Yasuni Biosphere Reserve in Ecuador e il Madidi National Park in Bolivia.

Visto che alcune aree protette funzionano vuol dire che il problema, come al solito, è il nostro: dobbiamo rispettare di più l’ambiente, anche migliorando la gestione di quelle aree che, invece, funzionano peggio e che subiscono le ingerenze delle nostre infrastrutture. Tutte le zone, infatti, sono preziose allo stesso modo e noi dobbiamo salvaguardarne la natura.

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aree protette, costruzioni, impatto umano, urbanizzazione

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