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Naugrafio Costa Concordia. Si lotta contro il tempo per evitare il disastro ambientale

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Si susseguono gli allarmi delle associazioni ambientaliste: è già in corso il rilascio di sostanze inquinanti. Intanto la Marina Militare invia il pattugliatore Orione, nave specializzata nella difesa dell’ambiente marino

Davanti all’Isola del Giglio, intorno alla gigantesca Costa Concordia, la nave da crociera naufragata dopo aver urtato uno scoglio, sono riprese le ricerche dei dispersi, che erano state sospese a causa dei movimenti della nave.
Intanto il commissario delegato all’emergenza, Franco Gabrielli, spiega che occorre “prevenire il disastro ambientale”. Partendo da un dato di fatto: “la contaminazione dell’ambiente è già avvenuta”. Gabrielli ha spiegato infatti che “noi siamo concentrati su quelle 2.400 tonnellate di carburante, ma non dobbiamo dimenticare che in quella nave ci sono olii, solventi, detersivi, tutte cose – ha aggiunto il capo della Protezione civile – che servono su una ‘cittadina’ di 4.000 abitanti”.

Gabrielli punta infine il dito anche contro alcuni “problemi che abbiamo avuto sotto il profilo dell’informazione” e annuncia: “Da oggi la struttura che opera all’Isola del Giglio per l’emergenza legata al naufragio della Costa Concordia parlerà con una sola voce. Ho pregato le varie strutture di non far permanere sull’isola nessun portavoce. Questo non significa pensiero unico – ha concluso il capo della Protezione Civile – ma vuol dire rendere un servizio in termini di informazione corretta”.

E sono molti gli allarmi ambientali che si sono susseguiti nelle ultime ore. Da quello del Wwf, presente sull’Isola del Giglio con una propria delegazione. Secondo il Wwf infatti “C’è  un problema di rilascio di materiali inquinanti all’interno della nave, che in questo momento rappresenta un ‘contenitore’ pericoloso: più a lungo resterà in mare, più alto sarà il rischio e l’entità dell’inquinamento”.

E per fare fronte all’emergenza ambientale è in arrivo all’Isola del Giglio Nave Orione, nave anti-inquinamento della Marina Militare Italiana. “C’è infatti – afferma l’associazione – un problema di rilascio di materiali inquinanti all’interno della nave, che in questo momento rappresenta un ‘contenitore’ pericoloso: più a lungo resterà in mare, più alto sarà il rischio e l’entità dell’inquinamento”.

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