Clima. 2011, bilancio di un anno disastroso per l’ambiente

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Il 2011 è stato un anno duro per l’ambiente, il gas serra è salito a livelli record, lo scioglimento dei ghiacciai dell’artico è arrivato quasi ai livelli del 2007 (altro ‘annus horribilis’) mentre la temperatura ha toccato i livelli più alti mai registrati. Ed è stato l’anno del disastro nucleare di Fukushima

Il 2011 è stato un anno duro per l’ambiente, il gas serra è salito a livelli record, lo scioglimento dei ghiacciai dell’artico è arrivato quasi ai livelli del 2007 (altro ’annus horribilis’) mentre la temperatura ha toccato i livelli più alti mai registrati. In Europa ed in Africa si è raggiunto un numero record di catastrofi naturali mentre negli Stati Uniti sono state registrate temperature massime e minime da record. Sempre nel 2011 la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi di persone, c’è stato il peggior disastro nucleare di sempre e si è raggiunto un record di investimenti nelle energie rinnovabili.

Secondo il Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) istituto statunitense che monitora lo stato del mare e dell’atmosfera attraverso 41 indicatori, nel 2011 è aumentata la temperatura sulla Terra, in particolare tutti gli ultimi 300 mesi (25 anni!) hanno registrato temperature al di sopra della media e gli ultini 15 anni sono stati quelli più caldi. Un fenomeno particolarmente allarmante nel 2011 perchè è capitato proprio mentre era in corso la "Niña", un fenomeno naturale che quest’anno ha provocato un raffreddamento oceanico che, in condizioni normali, avrebbe invece dovuto provocare un abbassamento delle temperature.

Neanche la crisi economica ha "aiutato" l’ambiente; nonostante infatti la stagnazione o la recessione in corso in molti Paesi industrializzati la quantità di Co2 rilevata nell’area test di Manua Loa alla Hawai, ha raggiunto una concentrazione di 394 parti per milione nel maggio scorso. Un livello del 39% superiore a quello della concentrazione presente all’inizio dell’era industriale che, secondo gli scienziati, sta portando il mondo verso il punto di non ritorno per il contenimento del riscaldamento globale.

Secondo l’università tedesca di Brema, nel settembre di quest’anno i ghiacci dell’Artico hanno raggiunto il minimo storico, la misurazione effettuata però attraverso un sensore istallato su un satellite della Nasa (l’ente spaziale americano), è stata tuttavia corretta qualche giorno dopo da altri dati, elaborati da satelliti diversi dall’US National Snow e Ice Data Center che hanno invece rilevato come la superficie dei ghiacciai sia invece più grande di quanto affermato dall’università tedesca.

Comunque sia la situazione resta gravissima, secondo Christophe Kinnard, del Centro di Studi Avanzati sulle zone aride a La Serena in Cile, la riduzione e la portata del declino del ghiaccio marino "sembrano essere i più gravi degli ultimi 1450 anni". Sta aumentando tutto, dice Kinnard, la temperatura sulla superficie terrestre, quella dell’atmosfera e quella del mare, così i ghiacciai sono tra due fuochi, presi in mezzo come sono tra riscaldamento del mare e dell’aria".

Mentre le condizioni metereologiche avverse nel 2010 si sono accanite di più su Europa orientale, Russia, Pakistan e Medio Oriente, nel 2011 è toccato agli Stati Uniti che hanno dovuto registrare alluvioni disastrose lungo i fiumi Mississippi e Missouri, record di incendi, 1600 tornado e gravissime siccità. Sono stati catalogati un totale di 14 gravi disastri per un totale di 50 milardi di dollari, quasi un "Madoff" ambientale.

Il 2011 è stato anche l’anno dell’acqua, troppa in alcuni casi, poca, pochissima in altri. Ed in entrambi ha provocato disastri, in Italia le alluvioni sono cominciate a marzo, il 3, con quella che ha colpito le Marche, provocando 3 morti, il 25 ottobre nello spezzino con 12 morti, il 4 ed il 22 novembre rispettivamente a Genova e Messina con 6 e 3 morti. In Australia un’alluvione ha devastato un’area grande quanto Francia e Germania messe insieme, mentre nelle Filippine la tempesta tropicale Washi ha ucciso 1000 persone distruggendo le case di altre 300 mila. Alluvioni anche in Thailandia con 730 morti mentre la siccità che ha colpito la Cina nel 2010 è continuata, ed ancora continua, per tutto il 2011.

Ma a soffrire della più spaventosa siccità quest’anno sono stati due tra i Paesi più poveri della terra, la Somalia ed il Corno d’Africa che hanno subito la peggiore siccità degli ultimi 60 anni, una tragedia che ha causato la morte di miglia di persone ed animali e che ha direttamente colpito, aggravando una condizione di vita già al limite della sussistenza, 10 milioni di persone.

Anche in Europa l’anno è iniziato e si è concluso con temperature e siccità record. La temperatura media nel nord della Norvegia nel mese di novembre è stata di 5.3 gradi superiore alla norma, il Danubio ha toccato il suo livello più basso in 60 anni e la Germania e gran parte del nord Europa hanno registrato il clima più secco dal 1881, anno in cui si è cominciato a tener nota delle temperature.

Il 2011 verrà anche ricordato come l’anno straordinario per i grandi terremoti che hanno colpito in sette settimane, tra il 1° gennaio ed il 21 febbraio Argentina, Cile, Iran, Pakistan, Tagikistan, Tonga, la Birmania, le Isole Salomone, Tonga, Sulawesi, Fiji e Nuova Zelanda.

Ma di gran lunga il terremoto più catastrofico è stato quello che ha causato il micidiale tsunami che si è abbattuto sulla costa orientale giaponese l’11 marzo scorso. Il sisma e l’onda assassina hanno ucciso 15.500 persone, hanno causato i crolli di tre reattori nucleari della centrale di Fukushima provocando l’avacuazione di 160 mila persone. Con un danno economco di circa 210 miliardi di dollari a cui dovranno esserne aggiunti altri 15 solo per lo smantellamento delle centrali atomiche danneggiate.

La situazione del problema radioattivo nell’area della centrale e nelle sue zone limitrofe è ben lontana dall’essere risolta e anche se commmentatori occidentali ed industria locale tendono a minimizzare i rischi di radiazioni, secondo le ultime rilevazioni fatte, il livello del cesio raioattivo registrato al largo della costa è risultato essere superiore di 50 volte rispetto al livello normale. Neanche adesso, a 9 mesi dal disastro, è possibile avere una valutazione esatta dei danni ed è di soli pochi giorni fa la dichiarazione del primo ministro giapponese Yoshihiko Noda, che ha annunciato l’"arresto a freddo" della centrale.

Il disastro nucleare di Fukushima ha travolto anche il nucleare europeo: l’italia ha votato un referendum contro le centrali, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato un piano di dismissioni entro il 2022 e gli svizzeri hanno cominciato una graduale sostituzione dell’energia prodotta con il nucleare.

Dopo questo oceano di disgrazie una buona notizia: il Programma Ambiente delle Nazioni Unite ha annunciato che gli investimenti nelle energie rinnovabili sono cresciuti del 32% nel 2010, raggiungendo la cifra record di 211 miliardi di dollari dal 2004. Per la prima volta, gli investimenti nelle economie dei Paesi in via di sviluppo sono stati superiori a quelli nelle economie sviluppate. Secondo Bloomberg New Energy Finance gli investimenti nelle energie rinnovabili sono destinati a raddoppiare nei prossimi otto anni e raggiungeranno i 395 miliardi di dollari entro il 2020.

La cattiva notizia è che l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) dice anche questo non sarà sufficiente per stabilizzare le emissioni e a controllare il cambiamento climatico Il realismo dell’IEA è stato sottolineato durante la conferenza internazionale sul clima che si è tenuta ai primi di dicembre a Durban in Sud Africa. I colloqui di Durban hanno evitato una grande divisione tra i Paesi grandi emettitori di Co2 e gli altri, con un’intesa tra 194 paesi per lavorare su un accordo legalmente vincolante per tagliare le futura emissioni nel futuro, lasciando, per il presente, solo impegni volontari. "Senza impegni più forti per i prossimi 5-10 anni il risultato di Durban sarà solo fumo" ha dichiarato Nnimmo Bassey, direttore di Friends of the Earth International.

Proseguendo con le brutte notizie, il 2011 è stato l’anno della deforestazione massica della foresta pluviale amazzonica, con maggiori preoccupazioni per il futuro visto che il governo carioca ha approvato una legge che consente agli allevatori di abbattere gli alberi che seguono il corso dei fiumi e che circondano i bacini di montagna.

Va un po’ meglio per le tigri e per altre specie di grandi animali protetti. La Cambogia, l’India, l’Indonesia, il Laos, la Birmania e il Nepal hanno allargato a 2 milioni di ettari l’area protetta dove vivono la maggior parte delle tigri. L’India – dove vivono la metà delle tigri del mondo, stima che il numero di questi animali sia cresciuto dai 1.411 del 2007 ai 1.706 di oggi. Tuttavia, il WWF ha annunciato che solo 18-22 tigri siberiane sono rimasti allo stato selvatico nel nord-est della Cina. Se la passano meglio anche i gorilla che vivono sui monti Virunga, in Ruanda, tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda. Un sondaggio del WWF ne ha contati 480, 100 in più rispetto all’ultimo censimento del 2003.

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