Animali e carezze indiscrete…

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Agli animali piace essere accarezzati. Ma anche per loro e’ un gesto intimo che va fatto con cautela

 

Se uno sconosciuto passandovi accanto vi facesse una carezza sulla testa, come reagireste? E’ la stessa domanda che dobbiamo farci quando accarezziamo un animale che non conosciamo.

I mammiferi amano essere accarezzati. Lo fanno fra loro cani, gatti, scimmie. Si strusciano, si leccano, si prendono cura l’uno dell’altro. Ma anche per loro è un gesto intimo, preceduto da una conoscenza spesso approfondita. Attenzione perciò a non cedere di scatto alla tentazione di accarezzare un gatto persiano o un morbido batuffolo di pastore dei Pirenei.

Una volta fatta conoscenza con l’animale e accertato che lui è ben disposto verso le nostre ‘avance’ potremmo procedere con le carezze. Per i gatti il discorso è a parte. I mici amano le coccole ma non quelle troppo insistenti e prolungate. Dipende poi da soggetto a soggetto, ma non esageriamo quando prendiamo l’iniziativa ed evitiamo di prenderlo continuamente in braccio. Se invece è il micio a cercare le carezze, facciamo un po’ quello che fa mamma gatta, passiamo una mano dalla testa alla coda e imiteremo il lisciare del pelo della mamma. Particolare attenzione va fatta nel toccare l’addome di ogni animale. E’ un punto vulnerabile, che ogni animale tende a proteggere

Secondo alcuni studi le carezze attivano un particolare tipo di neurone presente in tutti i mammiferi, il MRGPRB4+, che è collegato a recettori sparsi su tutta la cute. Le carezze quindi mettono in moto una risposta neuronale che abbassa il livello di stress. Sembra che un meccanismo simile valga anche per gli uccelli.

 

Di certo c’è comunque che accarezzare i nostri pet fa bene a noi. Secondo numerosi studi, accarezzare un cane o un gatto con regolarità rafforza il sistema immunitario, riduce lo stress e la pressione sanguigna, facilita le relazioni sociali. Un altro studio effettuato su un gruppo di persone prima e dopo aver preso un animale domestico in casa, ha rivelato che la salute delle persone interessate era migliorata nel giro di 3-9 mesi. Non è un caso che in molte università nordamericane e da ultimo nell’università scozzese di Aberdeen esistono delle “puppy room”, stanze dove gli studenti possono rilassarsi e giocare con i cani, combattendo così l’ansia e gli attacchi di panico legati agli esami.

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