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Animali che sacrificano la propria vita

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Alcune specie animali sacrificano la propria vita per riprodursi

Il bue muschiato, gli antechini, alcuni ragni e anfibi, gli insetti sociali sono solo alcuni esempi di animali che sacrificano la propria vita per riprodursi.

La natura, con questo fenomeno, ci mostra come l’evoluzione favorisca la collettività al singolo individuo, che si immola per permettere la continuazione della specie.

In un approfondimento di National Geographic sono riportati alcuni casi di mammiferi, insetti e anfibi che mostrano comportamenti distruttivi prima, durante e dopo l’accoppiamento.

Le testate del bue muschiato

Questi imponenti mammiferi anche se arrivano a pesare fino a 400 kg riescono a correre raggiungendo i 60 km orari. I maschi sfruttano questa caratteristica per battersi durante la stagione riproduttiva, prendendo la rincorsa e sfidandosi a testate, fino a infilzare con le corna il proprio avversario.

Nei suoi 10-12 anni di vita un maschio di bue muschiato arriva ad accumulare fino a 2.100 colpi di testa. Da uno studio condotto da Nicole Ackermans, neuroscienziata presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York si è potuto osservare come sia ridotto il cervello di questo mammifero in età adulta, dopo aver affrontato molti scontri.

Ma ciò che sottolinea la scienziata è che “Ogni anno, un bue muschiato batte la testa molte volte, ma se si riproduce anche solo una volta con successo, è tutto ciò di cui ha bisogno”, sottolineando come sia più importante riprodursi e portare avanti la specie, piuttosto che sopravvivere.

Il sacrificio degli insetti sociali

Le formiche, le api e le termiti nella struttura sociale del proprio gruppo, dice Alice Laciny, entomologa che si occupa di “formiche kamikaze” presso il Museo di Storia Naturale di Vienna, sono come un superorganismo. Ovvero sono da intendere come le cellule di un corpo, che è rappresentato dalla regina madre, per la quale si sacrificano continuamente.

Il ragno rosso, specie australiana, dopo l’accoppiamento entra nella bocca della partner: in questo modo essa sarà impegnata a mangiare e, grazie al suo sacrificio, non potrà accoppiarsi con nessun altro.

Matrifagia, piccoli che mangiano le proprie madri

Il ragno sociale africano e il polpo gigante del Pacifico sono due esempi lampanti. Il primo dopo aver partorito alcune volte permette ai propri piccoli di cibarsi del suo corpo. Il polpo invece, si annienta, esaurendo le proprie riserve corporee, non cibandosi, per badare alle uova che potrebbero schiudersi anche dopo 4 anni.

I gimnofioni una specie di anfibio senza zampe quando nascono, mangiano il primo strato di pelle della propria madre come primo pasto.

Luna Riillo

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